Nelle parole di San Giovanni Paolo II
La Chiesa non si nasconde le difficoltà e i drammi, che la concreta esperienza storica registra nella vita delle famiglie.. Ma essa sa anche che il volere di Dio, accolto e realizzato con tutto il cuore, non è una catena che rende schiavi, ma la condizione di una libertà vera che ha nell'amore la sua pienezza.
La Chiesa sa anche, e l'esperienza quotidiana glielo conferma, che quando questo disegno originario si oscura nelle coscienze, la società ne riceve un danno incalcolabile. Certo le difficoltà ci sono. Ma Gesù ha provveduto a fornire gli sposi di mezzi di grazia adeguati per superarle.
Per sua volontà il matrimonio ha acquistato nei battezzati, il valore e la forza di un segno sacramentale, che ne consolida i caratteri e le prerogative.
Nel matrimonio sacramentale, infatti, i coniugi si impegnano a esprimersi vicendevolmente e a testimoniare al mondo l'amore forte e indissolubile con cui Cristo ama la Chiesa. E' il grande mistero, come lo chiama l'apostolo Paolo.
La benedizione di Dio è all'origine non solo della comunione coniugale, ma anche della responsabile e generosa apertura alla vita, I figli sono davvero la primavera della famiglia e della società.
Nei figli il matrimonio trova la sua fioritura: in essi si realizza il coronamento di quella totale condivisione di vita che fa degli sposi "una sola carne".
giovedì 15 gennaio 2015
mercoledì 7 gennaio 2015
GLI ANIMALI NELLA BIBBIA
Agnello: mite e innocente
Noto nell'antichità per la carne e la lana, l'agnello (ebraico seh; greco arnion) è il piccolo del gregge bisognoso di ogni cura. Oltre all'aspetto pastorizio; nelle culture dell'area mediterranea l'agnello, insieme all'ariete, riveste un ruolo sacrificale.
Nella Bibbia, insieme alle attestazioni narrative, l'agnello assomma le caratteristiche tipologiche della docilità, della mitezza, divenendo simbolo d'innocenza e pazienza. Dio è presente come "buon pastore" che porta gli agnellini sul petto.
L'agnello riveste un'importanza centrale nella celebrazione annuale della Pasqua, memoria della salvezza. La legge prescriveva anche due olocausti quotidiani di agnelli.
Nei profeti "l'agnello immolato" è figura dell'innocente perseguitato .
Gesù presenta la condizione missionaria dei discepoli come quella degli " agnelli fra i lupi" ed è presentato come l'agnello pasquale. L'immagine di Cristo "agnello immolato" domina il simbolismo dell'Apocalisse.
Noto nell'antichità per la carne e la lana, l'agnello (ebraico seh; greco arnion) è il piccolo del gregge bisognoso di ogni cura. Oltre all'aspetto pastorizio; nelle culture dell'area mediterranea l'agnello, insieme all'ariete, riveste un ruolo sacrificale.
Nella Bibbia, insieme alle attestazioni narrative, l'agnello assomma le caratteristiche tipologiche della docilità, della mitezza, divenendo simbolo d'innocenza e pazienza. Dio è presente come "buon pastore" che porta gli agnellini sul petto.
L'agnello riveste un'importanza centrale nella celebrazione annuale della Pasqua, memoria della salvezza. La legge prescriveva anche due olocausti quotidiani di agnelli.
Nei profeti "l'agnello immolato" è figura dell'innocente perseguitato .
Gesù presenta la condizione missionaria dei discepoli come quella degli " agnelli fra i lupi" ed è presentato come l'agnello pasquale. L'immagine di Cristo "agnello immolato" domina il simbolismo dell'Apocalisse.
domenica 28 dicembre 2014
" IMMACOLATA CONCEZIONE" CONCEPITA SENZA PECCATO
Cosa significa Immacolata Concezione?
L'espressione Immacolata Concezione riferita alla Vergine Santa ci indica una condizione spirituale di Maria che nel suo nascere su questa terra fu esente dal peccato originale. Nel linguaggio biblico, il termine "Concezione" indica la totalità dell'esistenza. Maria è stata sempre sotto il sigillo di Dio è non è stata mai sotto il sigillo del peccato, perchè è stata preservata da ogni macchia di peccato . La dottrina sull'Immacolata Concezione di maria è frutto di un millenario processo di maturazione nella storia teologica della Chiesa cattolica.
Il popolo cristiano fin dai primi secoli manifesta la sua fede intorno alla Vergine Santa che, come afferma Sant'Ireneo, l'ha considerata sempre la "nuova Eva". Nel Concilio di Efeso del 431 fu dichiarata Madre di Dio. Sant'Agostino sosteneva che la Madre del Signore "va riconosciuta senza peccato dal nostro senso religioso".
I teologi armonizzarono l'Immacolata Concezione con cristo Salvatore di tutti elaborando il concetto di redenzione preservativa. E' stato soprattutto Duns Scoto a elaborare il concetto di Gesù come perfettissimo mediatore secondi cui per suo merito fu preservata da ogni peccato. Il magistero della chiesa approva, nel secolo XV, la liturgia in onore dell'Immacolata Concezione. Nel secolo XIX, precisamente l'8 dicembre 1854 , Beato Pio IX, dopo avere avuto il parere positivo dell'insieme dei Vescovi, con la bolla Ineffabilis Deus definisce come dogma di fede l'Immacolata Concezione di Maria.
Nella colletta della Messa della festa dell'Immacolata, la Chiesa sintetizza tutto il suo ricco insegnamento teologico con queste parole: " O Dio , che nell'Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per tuo figlio, e in previsione della morte di Lui, l'hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito".
L'espressione Immacolata Concezione riferita alla Vergine Santa ci indica una condizione spirituale di Maria che nel suo nascere su questa terra fu esente dal peccato originale. Nel linguaggio biblico, il termine "Concezione" indica la totalità dell'esistenza. Maria è stata sempre sotto il sigillo di Dio è non è stata mai sotto il sigillo del peccato, perchè è stata preservata da ogni macchia di peccato . La dottrina sull'Immacolata Concezione di maria è frutto di un millenario processo di maturazione nella storia teologica della Chiesa cattolica.
Il popolo cristiano fin dai primi secoli manifesta la sua fede intorno alla Vergine Santa che, come afferma Sant'Ireneo, l'ha considerata sempre la "nuova Eva". Nel Concilio di Efeso del 431 fu dichiarata Madre di Dio. Sant'Agostino sosteneva che la Madre del Signore "va riconosciuta senza peccato dal nostro senso religioso".
I teologi armonizzarono l'Immacolata Concezione con cristo Salvatore di tutti elaborando il concetto di redenzione preservativa. E' stato soprattutto Duns Scoto a elaborare il concetto di Gesù come perfettissimo mediatore secondi cui per suo merito fu preservata da ogni peccato. Il magistero della chiesa approva, nel secolo XV, la liturgia in onore dell'Immacolata Concezione. Nel secolo XIX, precisamente l'8 dicembre 1854 , Beato Pio IX, dopo avere avuto il parere positivo dell'insieme dei Vescovi, con la bolla Ineffabilis Deus definisce come dogma di fede l'Immacolata Concezione di Maria.
Nella colletta della Messa della festa dell'Immacolata, la Chiesa sintetizza tutto il suo ricco insegnamento teologico con queste parole: " O Dio , che nell'Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per tuo figlio, e in previsione della morte di Lui, l'hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito".
" AVVENTO" INCONTRO AL SIGNORE
Cosa significa Avvento? Che cosa dice a noi credenti?
E' opportuno ricordare prima di tutto che il tempo di Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta di Cristo, alla fine dei tempi.
L'Avvento è un periodo di quattro settimane che apre ogni anno il ciclo delle celebrazioni del mistero di Cristo. Come gli altri tempi, ha una festa come puntoi di riferimento e dalla quale trae il suo preciso significato: il Natale di Gesù Cristo. Anche nella struttura atuale l'Avvento conserva intatte le due caratteristiche.
Le prime settimane sono orientate alla gloriosa venuta di Cristo. Dal 17 dicembre tutto poi è concentrato nella nascita storica del Figlio di Dio. Perciò l'Avvento non è la commemorazione della lunga attesa del popolo ebraico, proteso verso il Messia, ne una semplice preparazione al Natale.
E' un tempo che deve essere vissuto sotto il segno della venuta del Signore: della prima" venuta storica" che inaugura il tempo di salvezza e della seconda "venuta escatologica" che sarà il compimento. La prima è fondamento della seconda e la seconda è il suo coronamento.
Tra le due venute si colloca la nostra vita e la vita di tutta la Chiesa. E' bene ricordare l'attesa non è atteggiamento passivo, ma è un invito costante a camminare per andare incontro al Signore che viene. Questo cammino deve essere guidato dalle grandi figure che si incontrano nella liturgia: il profeta Isaia che annuncia, Giovanni il Battista che indica il Cristo, Maria che accoglie la parola Divina.
E' un tempo di attesa e di speranza ma è soprattutto tempo di ascolto e di accoglienza per raddrizzare gli itinerari del nostro cammino di conversione a Cristo e alla Chiesa.
DIRE DIO NELLA BIBBIA
Dalla vita alla fede, alla preghiera
L'uomo della Bibbia si rivolge a Dio attingendo il linguaggio dall'ambiente in cui vive. La terra, il gregge, la città, il tribunale, la guerra, la famiglia, il matrimonio gli offrono le parole per esprimere la sua fede e la sua preghiera. Nei libri biblici troviamo, di conseguenza, diversi linguaggi per parlare di Dio.
Il linguaggio del pastore e della terra: l'immagine di Dio pastore è fissata nel salmo 23 (il signore è il mio pastore). Dio è colui che guida e introduce sempre il suo popolo/gregge (e l'uomo di ogni tempo) a una meta: la terra promessa per Israele, la salvezza per noi. Come il ritmare del bastone del pastore sul terreno rassicurava il cammino del popolo di Israele nel deserto, così la parola di Dio ritma e custodisce il nostro cammino quotidiano.
Il linguaggio della guerra: le espressioni "Dio degli eserciti o Dio addestra le dita dell'uomo alla guerra (sal. 18 Cfr) e molte altre simili, si rifanno ai modi in cui gli antichi popoli parlavano delle divinità. La Bibbia li accetta per esprimere il nostro concetto di onnipotenza, ma vede nelle guerre di Dio la lotta contro il vero nemico dell'uomo, il peccato.
Nel Nuovo Testamento Gesù supera questo linguaggio, non utilizzando più simboli e le immagine della guerra nel parlare di Dio, ma ce lo rivela come "Padre" e come "Amore".
Il linguaggio giuridico: l'immagine di Dio "giusto giudice", che siede in tribunale e pronuncia rette sentenze, vuole affermare che Dio solo ha la capacità di ristabilire la giustizia in un mondo dove (ieri come oggi) essa viene violata dal peccato dell'uomo e della società.
Il linguaggio sponsale: è il linguaggio caratteristico di alcuni libri biblici (come il Cantico dei Cantici, i Salmi, i profeti Osea e Isaia), con il quale i rapporti fra Dio e il popolo di Israele sono presenti come il simbolismo sponsale (Dio è lo sposo di Israele e Israele la sua sposa o fidanzata) e con il simbolismo dei colori, dei vestiti, dei gioielli dei profumi.
In questo contesto, il peccato viene descritto con gli stessi termini che indicano l'infedeltà sponslae (adulterio, prostituzione) e la violazione dell'alleanza (tradimento, seguire altri dei).
L'uomo della Bibbia si rivolge a Dio attingendo il linguaggio dall'ambiente in cui vive. La terra, il gregge, la città, il tribunale, la guerra, la famiglia, il matrimonio gli offrono le parole per esprimere la sua fede e la sua preghiera. Nei libri biblici troviamo, di conseguenza, diversi linguaggi per parlare di Dio.
Il linguaggio del pastore e della terra: l'immagine di Dio pastore è fissata nel salmo 23 (il signore è il mio pastore). Dio è colui che guida e introduce sempre il suo popolo/gregge (e l'uomo di ogni tempo) a una meta: la terra promessa per Israele, la salvezza per noi. Come il ritmare del bastone del pastore sul terreno rassicurava il cammino del popolo di Israele nel deserto, così la parola di Dio ritma e custodisce il nostro cammino quotidiano.
Il linguaggio della guerra: le espressioni "Dio degli eserciti o Dio addestra le dita dell'uomo alla guerra (sal. 18 Cfr) e molte altre simili, si rifanno ai modi in cui gli antichi popoli parlavano delle divinità. La Bibbia li accetta per esprimere il nostro concetto di onnipotenza, ma vede nelle guerre di Dio la lotta contro il vero nemico dell'uomo, il peccato.
Nel Nuovo Testamento Gesù supera questo linguaggio, non utilizzando più simboli e le immagine della guerra nel parlare di Dio, ma ce lo rivela come "Padre" e come "Amore".
Il linguaggio giuridico: l'immagine di Dio "giusto giudice", che siede in tribunale e pronuncia rette sentenze, vuole affermare che Dio solo ha la capacità di ristabilire la giustizia in un mondo dove (ieri come oggi) essa viene violata dal peccato dell'uomo e della società.
Il linguaggio sponsale: è il linguaggio caratteristico di alcuni libri biblici (come il Cantico dei Cantici, i Salmi, i profeti Osea e Isaia), con il quale i rapporti fra Dio e il popolo di Israele sono presenti come il simbolismo sponsale (Dio è lo sposo di Israele e Israele la sua sposa o fidanzata) e con il simbolismo dei colori, dei vestiti, dei gioielli dei profumi.
In questo contesto, il peccato viene descritto con gli stessi termini che indicano l'infedeltà sponslae (adulterio, prostituzione) e la violazione dell'alleanza (tradimento, seguire altri dei).
sabato 27 dicembre 2014
LA LEGGE DI DIO " LA TORA'H
Luce nella vita dell'uomo.
Nella Bibbia il termine legge è senza dubbio uno dei più ricorrenti. E' anche un termine ricco di significati che dalla raccolta di norme e prescrizioni si estende ai comandi e agli insegnamenti, ai precetti e ai comandamenti, ai decreti e alle sentenze (tutti termini sinonimi di legge).
Le tre raccolte di leggi che troviamo nella Bibbia regolano i diversi ambiti della vita del popolo di Israele. Il codice dell'Alleanza è racchiuso in Es 20,22-23,19 e contiene le norme da osservare per mantenersi fedeli all'alleanza stretta con Dio.
Il codice deuteronomico (chiamato così dal libro del Deteuronomio, si propone esso pure di mantenere Israele nella fedeltà all'Alleanza. Entrambe queste raccolte risentono della legislazione dei popoli orientali antichi (come attesta il codice di Hammurabi, risalente al XVIII a.C.) .
La legge di santità racchiude invece le norme riguardanti il culto, comprese nei capitoli 17-26 del libro del Levitico, con lo scopo di dichiarare l'assoluta santità di Dio e la purificazione dell'uomo che a lui si vuole accostare.
nelle lettere di san Paolo queste tre raccolte (che egli chiama "la Legge") vengono superate dalla Parola e dalla Pasqua di Gesù.
Ma per gli Ebrei la legge è soprattutto l'insieme dei primi cinque libri della Bibbia, che essi chiamano Toràh (cioè la Legge) e da noi conosciuti come Pentateuco (dal greco pente, cinque e teuchos, astuccio per conservare i libri) . La tradizione religiosa ebraica li attribuisce a Mosé, perché in essi si trova tutto ciò che regola la vita e fonda la fede di Israele.
Nel Salmo 119, conosciuto come "il canto della Legge", la legge è cantata come luce, lampada e splendore per l'uomo. Nella interpretazione cristiana del Salmo, al termine legge si può sostituire il nome stesso di Cristo, "la luce vera", come proclama: "la legge fu data per mezzo di mosé, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Mentre gli ebrei codificarono le leggi in 613 comandamenti (365 proibitivi e 248 positivi) Gesù li riconduce ad un unico comandamento: l'amore di Dio e del prossimo.
Nella Bibbia il termine legge è senza dubbio uno dei più ricorrenti. E' anche un termine ricco di significati che dalla raccolta di norme e prescrizioni si estende ai comandi e agli insegnamenti, ai precetti e ai comandamenti, ai decreti e alle sentenze (tutti termini sinonimi di legge).
Le tre raccolte di leggi che troviamo nella Bibbia regolano i diversi ambiti della vita del popolo di Israele. Il codice dell'Alleanza è racchiuso in Es 20,22-23,19 e contiene le norme da osservare per mantenersi fedeli all'alleanza stretta con Dio.
Il codice deuteronomico (chiamato così dal libro del Deteuronomio, si propone esso pure di mantenere Israele nella fedeltà all'Alleanza. Entrambe queste raccolte risentono della legislazione dei popoli orientali antichi (come attesta il codice di Hammurabi, risalente al XVIII a.C.) .
La legge di santità racchiude invece le norme riguardanti il culto, comprese nei capitoli 17-26 del libro del Levitico, con lo scopo di dichiarare l'assoluta santità di Dio e la purificazione dell'uomo che a lui si vuole accostare.
nelle lettere di san Paolo queste tre raccolte (che egli chiama "la Legge") vengono superate dalla Parola e dalla Pasqua di Gesù.
Ma per gli Ebrei la legge è soprattutto l'insieme dei primi cinque libri della Bibbia, che essi chiamano Toràh (cioè la Legge) e da noi conosciuti come Pentateuco (dal greco pente, cinque e teuchos, astuccio per conservare i libri) . La tradizione religiosa ebraica li attribuisce a Mosé, perché in essi si trova tutto ciò che regola la vita e fonda la fede di Israele.
Nel Salmo 119, conosciuto come "il canto della Legge", la legge è cantata come luce, lampada e splendore per l'uomo. Nella interpretazione cristiana del Salmo, al termine legge si può sostituire il nome stesso di Cristo, "la luce vera", come proclama: "la legge fu data per mezzo di mosé, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Mentre gli ebrei codificarono le leggi in 613 comandamenti (365 proibitivi e 248 positivi) Gesù li riconduce ad un unico comandamento: l'amore di Dio e del prossimo.
PROFETA
I libri biblici presentano il profeta non come colui che predice il futuro, ma come l'inviato da Dio che, in suo nome, parla al presente, esortando i destinatari della sua predicazione alla fedeltà e all'obbedienza alla Parola del Signore.
Gli antichi popoli orientali avevano un'organizzazione profetica dasata sulle capacità umane (conoscenza degli astri e della natura) e su particolari doti (che si manifestavano con visioni ed estasi) di quanti ne facevano parte. La loro azione e la loro parola erano però a servizio della corte e del tempio: qui essi trovavano protezione e sostentamento.
In Israele prevale invece un diverso modo di concepire e di esercitare la profezia: questa deriva direttamente da Dio e non è al servizio di alcun potere (politico o religioso) . Il Profeta biblico ha la consapevolezza di esistere e di parlare unicamente in nome di Dio (prophétes, in greco indica colui che parla in nome di " o al posto di", come pure "colui che parla davanti" al popolo).
Nella Bibbia leggiamo diversi racconti di chiamata che contengono l'investitura del profeta da parte di Dio. In essi si nota da un lato, l'iniziativa di Dio, che si prende cura del suo popolo suscitando il profeta. Dall'altro, appare la piena disponibilità del chiamato alla missione del profeta (come avviene per Isaia: "Eccomi, manda me", oppure fa capolino il dubbio (come nella chiamata di Geremia: " Ecco, io non so parlare, perché sono giovane, dubbio che però è vinto dalla forza dello Spirito del Signore.
Per il contenuto della loro predicazione e per l'epoca in cui sono vissuti, i profeti biblici, oltre a distinguersi in "maggiori" (Isaia,Geremia,Ezechiele e Daniele) e "minori" (i dodici profeti minori), si distinguono anche in profeti prima dell'esilio, profeti dell'epoca dell'esilio, profeti del dopo esilio. I primi esortano il popolo alla fedeltà a Dio per non incorrere nella punizione dell'esilio. I secondi tengono viva, nel popolo in esilio (dal 586 al 538 a. C.) la speranza del ritorno, che avverà come un secondo esodo.
Gli antichi popoli orientali avevano un'organizzazione profetica dasata sulle capacità umane (conoscenza degli astri e della natura) e su particolari doti (che si manifestavano con visioni ed estasi) di quanti ne facevano parte. La loro azione e la loro parola erano però a servizio della corte e del tempio: qui essi trovavano protezione e sostentamento.
In Israele prevale invece un diverso modo di concepire e di esercitare la profezia: questa deriva direttamente da Dio e non è al servizio di alcun potere (politico o religioso) . Il Profeta biblico ha la consapevolezza di esistere e di parlare unicamente in nome di Dio (prophétes, in greco indica colui che parla in nome di " o al posto di", come pure "colui che parla davanti" al popolo).
Nella Bibbia leggiamo diversi racconti di chiamata che contengono l'investitura del profeta da parte di Dio. In essi si nota da un lato, l'iniziativa di Dio, che si prende cura del suo popolo suscitando il profeta. Dall'altro, appare la piena disponibilità del chiamato alla missione del profeta (come avviene per Isaia: "Eccomi, manda me", oppure fa capolino il dubbio (come nella chiamata di Geremia: " Ecco, io non so parlare, perché sono giovane, dubbio che però è vinto dalla forza dello Spirito del Signore.
Per il contenuto della loro predicazione e per l'epoca in cui sono vissuti, i profeti biblici, oltre a distinguersi in "maggiori" (Isaia,Geremia,Ezechiele e Daniele) e "minori" (i dodici profeti minori), si distinguono anche in profeti prima dell'esilio, profeti dell'epoca dell'esilio, profeti del dopo esilio. I primi esortano il popolo alla fedeltà a Dio per non incorrere nella punizione dell'esilio. I secondi tengono viva, nel popolo in esilio (dal 586 al 538 a. C.) la speranza del ritorno, che avverà come un secondo esodo.
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