geronimo

domenica 8 gennaio 2012

STORIA DI FIRENZE (la nascita)

La Nascita Di FIRENZE
La fondazione di Firenze risale al periodo romano, ma esistono prove che Firenze fosse già stata occupata nel periodo preistorico. Nella parte più vecchia della città si possono vedere le impronte di queste origini romane, della Firenze colonia di Cesare. Per difesa, la città fu costruita all'interno della confluenza di due fiumi: l'Arno e il Mugnone, dove erano stanziate le popolazioni precedenti.
Rettangolare nel piano, era chiusa all'interno di un perimetro di mura lungo 1800 metri. Lo spazio edificato, come tutte le città fondate dai Romani, è caratterizzato da strade diritte che si incrociano perpendicolarmente. Le due strade principali conducono a quattro Porte e convergono in una piazza centrale, l'Urbis del Forum, oggi Piazza della Repubblica, luogo in seguito destinato alla Curia e al Tempio dedicato alla triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva). I ritrovamenti archeologici, molti dei quali emersi nel corso dei lavori che "hanno dato nuova vita" al vecchio centro urbano, hanno permesso di individuare ed identificare i resti di importanti lavori pubblici, come i bagni Capitolini, i bagni di Capaccio, il sistema delle acque scure, la pavimentazione delle vie ed il Tempio di Iside, in Piazza San Firenze. A quel tempo l'Arno non era all'interno delle mura, c'era un porto fluviale, che rappresentava un'infrastruttura molto importante per la città, dato che nel periodo romano il fiume era navigable dalla bocca fino alla confluenza con l'Affrico, a monte di Firenze, ed il primo ponte nella storia fiorentina è stato costruito vicino all'attuale Ponte Vecchio, intorno al primo secolo a.C..
I primi indizi dell'avvento della religione cristiana raccontano del culto per il decano Lorenzo e per la Santa palestinese, Felicita, così le prime chiese costruite a Firenze furono: San Lorenzo, consacrata nel 393, prima diocesi della città, e Santa Felicita, le cui origini risalgono al quarto e quinto secolo. Tuttavia, i Fiorentini non sembrano avere un vescovo prima del terzo secolo avanzato. Il primo registrato è San Felice che ha partecipato ad uno sinodo romano nel 313.

Giovanni di Rila (Ivan Rilski)

BULGARIA: SUPERFICE 11.002- POPOLAZIONE7.563.710 (STIMA 2009) Cattolici 75.000 circa; Cristiani 6.330.000

Il patrono di Bulgaria Giovanni di Rila
vissuto dal 876 circa al 946, è venerato come santo  sia dalla chiesa cattolica, sia da quella ortodossa. Nato da una famiglia di contadini , dopo avere lavorato nei campi, , donò quanto aveva ai poveri e abbracciò la vita monastica  all'età di circa venti anni  presso il monte Ruen.
Prediligendo una vita da anacoreta (religioso che abbandona la società per condurre una vita solitaria, dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione) , ben presto preferì appartarsi dal monastero e vivere dapprima in una capanna da lui costruita.
Negli anni successivi  vagò in vari monasteri fino a quando decise  di stabilirsi  definitivamente  presso il monte Rila.
Varie sono state le sue esperienze anacoretiche (caratterizzato da preghiera , da isolamento, non sempre totale, lavoro per il proprio sostentamento e austerità della vita) che ai nostri giorni ci possono apparire strane, vivendo in un primo momento nel cavo di un albero  e poi come stilita. Certamente furono scelte non facili che lo portarono ad un intensa vita di preghiera e di penitenza.
La sua fama e santità lo fecero avvicinare da molti  che vedevano in lui un amico e un maestro: persino lo Zar Pietro di Bulgaria (927-969) volle incontrarlo.
Cominciò così pian piano a formarsi attorno a lui un gruppo di discepoli  che ne imitarono l'esempio  facendo sorgere così  il Monastero di Rila , dove Ivan morì il 18 agosto  del 949 . Il monastero di Rila  divenne roccaforte del cristianesimo  durante la dominazione  turca. Papa Giovanni Paolo II nel suo viaggio in Bulgaria nel maggio 2002 andò a pregare sulla sua tomba.

STILITA:
monaco cristiano anacoreta, che vissero nel vicino oriente a partire dal V secolo, avevano la particolarità di trascorrere la propria vita di preghiera e penitenza su una piattaforma posta in cima ad una colonna, rimanendoci per molti anni, spesso fino alla morte, come testimonianza pubblica di fede. Infatti stilita deriva dal greco stylos - colonna


ANACORETA:
Monaco caratterizzato da preghiera , da isolamento, non sempre totale, lavora per il proprio sostentamento e pratica l' austerità della vita, asceta.

sabato 7 gennaio 2012

REGGERE IL MOCCOLO IN CALIMALA

Reggere il Moccolo in Calimala.
Calimala è quella parte dell'antico cardo maximus romano che partendo dalla piazza del Mercato Vecchio (Piazza della Repubblica) si dirige verso l'antica Porta di Santa Maria (Por Santa Maria).
La strada viene comunemente chiamata via Calimala, ma il termine è improprio in quanto ha già in se  la parola greca " callis" che vul dire "strada" e quella latina "mala", cioè brutta, accidentata, malsana; per questo motivo la dizione esatta dovrebbe essere semplicemente "Calimala"
"Callis mala" era dunque una delle strade più importanti del castrum romano e rimase importante anche nei secoli successivi in quanto rappresentava la principale via d'uscita dalla città verso Ponte Vecchio e quindi verso Roma.
Ma proprio per il fatto di essere importante era anche un arteria molto trafficata; centinaia di carri la percorrevano ogni giorno con vari generi di mercanzie e migliaio di commercianti, contadini, pellegrini entravano o uscivano dalla città attraverso la Porta di Santa Maria.
Mentre il termine "Callis" non ha mai presentato alcun dubbio di interpretazione nel suo significato greco di "strada", il termine latino "Mala" ha dato adito a diverse ipotesi.
"Mala" poteva essere la via sovente impantanata in quanto si dirigeva verso l'Arno prima di arrivare a Ponte Vecchio. Allora il fiume non era protetto dagli argini come oggi e spesso inondava le zone circostanti; quando le acque si ritiravano nel proprio alveo, lasciavano malsane e maleodoranti pozze di fanghiglia.
"Mala" poteva essere anche la via che, proprio per l'intensa mole di passaggio delle merci , era deturpata dalle ruote dei carri spesso carichi oltre misura, carri che lasciavano profondi solchi sul terreno che col passare del tempo si accavallavano gli uni agli altri fino a formare dei piccoli sentieri. Quando poi anche l'acqua dell'Arno  tracimava allora l'opera era completa!
"Mala" poteva essere anche la strada frequentata da persone poco raccomandabili. Proprio per il passaggio di commercianti e uomini d'affari che si spostavano verso Siena e Roma, la via brulicava ogni giorno di ladruncoli, giocatori d'azzardo, scommettitori e fannulloni mentre la sera era frequentata da prostitute.
Le "donne di malaffare" infatti prendevano posto nei punti più isolati della via , quelli vicino alla Porta  ed anche quelli subito fuori le mura, nel tratto diretto all'Arno.
Nel buio della notte le anziane tenutarie dei bordelli provvedevano ad illuminare le ragazze della propria scuderia con grandi torce per mostrare al meglio tutte le qualità del prodotto ai numerosi clienti di passaggio.
Questo gesto, abituale di notte in Calimala, ha dato origine al detto " reggere il moccolo"

UNA STRADA TUTTA TORTA

All'angolo di Piazza Santa Croce e via Verdi prende inizio una strada che attraversa via Isole delle Stinche, via dell'Anguillara, Borgo dei Greci, si immette in piazza Peruzzi e termina in via dè Benci, quasi ad un passo dal proprio inizio.
La curiosa caratteristica di questa strada  è appunto quella di compiere un percorso curvilineo e di girare quasi su se stessa: il nome "Via Torta" appare veramente appropriato.
Il motivo di questa strana conformazione  è da ricercarsi nel fatto che tutte le case che si affacciano su via Torta sono state costruite sulle basi dell'antico anfiteatro romano, costruito nel primo secolo avanti Cristo, e quindi seguono una perfetta forma ellittica.

Piazza della Passera

Via Toscanella quando si incrocia con via dello Sprone, via Dé Vellutini e via Dé Sapiti, forma un ampio slargo, quasi una piazzetta di forma triangolare , che i fiorentini da tempo immemorabile hanno sempre chiamato " Piazza della Passera"
Tanto per essere chiari, con il termine "Passera" si intende proprio la prima cosa che viene in mente quando si sente pronunciare o si legge quella parola.
 Su questa piazzetta e nelle stradine limitrofe , infatti, si affacciavano alcuni  tra i più considerevoli bordelli della città, talmente famosi ed organizzati da fare concorrenza a quelli altrettanto celebri di via Delle Belle Donne.
Gli stessi Medici ed altri nomi illustri delle nobili famiglie fiorentine non disdegnavano di frequentare le case chiuse di piazza della Passera, anche perché vi lavoravano le più belle e raffinate ragazze del mestiere.
Nei secoli successivi, nonostante la chiusura della maggior parte delle case di tolleranza della zona, il nome della piazzetta restò invariato sempre per la volontà e la tradizione del popolo fiorentino.
Fu invece durante il periodo fascista che sorse il problema di cambiare il nome della piazza, troppo volgare e grossolano  per il perbenismo in quel momento imperante che imponeva perfino di copriere le nudità delle statue con delle foglie di fico.
Si scelse il nome  di " Piazzetta dei Pagoni" dal nome storpiato della famiglia Pavoni che aveva le proprie case proprio in quella zona; ancora oggi resta la lapide de " Canto dei Pagoni" proprio all'angolo della piazza con via Toscanella in ricordo di quella famiglia.
Dopo la caduta del fascismo  e dopo la successiva fine della guerra, con il normalizzarsi delle situazioni si ripropose il dilemma di come chiamare la piazza, ma il problema venne presto risolto.
Tutti i cittadini che abitavano nella zona si riunirono in assemblea e deliberarono di far costruire e poi incassare nel muro una grande targa in ceramica bianca con un elegante bordatura azzurra nella quale si può ancora oggi leggere a caratteri cubitali "Piazza della Passera.

venerdì 6 gennaio 2012

Angelino Cuccuru

Un giovane soldato caduto in concetto di santità sul fronte russo nella battaglia  di Rikowo, nel giugno 1942.
Le sue spoglie riposano dal 1996  nella chiesa parrocchiale di Sindia (NU)  suo paese natale. Angelino, nato nel 1920 da un'umile famiglia , fu chiamato alle armi nel 1940. N
el campo di battaglia si distinse per l'assidua preghiera  e la fede assoluta in Dio. Fu la carità cristiana  ad animarlo , ad indurlo a ripetuti atti di eroismo . Sperò e credette  in una nuova ed unita Europa cristiana .
E' in corso il processo di beatificazione.

San Gregorio di Nissa

Con Gregorio di Nissa (335 ca. 394) , fratello di Basilio di Cesarea, da lui definito " padre e maestro" si conclude la triade  dei padri Cappadoci che ebbe un influenza  fondamentale nella definizione  della dottrina trinitaria  e cristologica. Gregorio fu deposto dal seggio vescovile di Nissa a causa dell'opposizione ariana e restò in esilio  sino al 378. Riconosciuto da Teodosio  come uno dei massimi esponenti  dell'ortodossia , egli esercitò un ruolo rilevante  nel Concilio di Costantinopoli  del 381 , che definì la divinità dello Spirito Santo.
Gregorio apportò un considerevole contributo all'elaborazione teologica , dettata non da una pura riflessione accademica, ma espressione di una vita spirituale . Il tema centrale è per lui  la creazione , ritenendo che l'uomo è un riflesso  di quella bellezza originale  che è Dio : " Che cos'altro , infatti, poteva  essere bello , al pari di chi era simile  alla bellezza pura  e incorruttibile". Riflesso e immagine della vita eterna egli era bello davvero, anzi bellissimo, con il segno raggiante della vita  sul suo volto.
Quando l'uomo ama Dio egli coopera  a plasmare in se la divina immagine , e avendo Cristo come modello  e maaestro,  quando guarda a lui diviene  " il pittore della propria vita" .
Dice di lui Benedetto XVI : " E' questa la lezione  più importante che San Gregorio  Nisseno ci consegna: la piena realizzazione dell'uomo  consiste nella santità, in una vita vissuta con l'incontro con Dio , che così diventa luminosa anche  per gli altri, anche per il mondo".