geronimo

venerdì 22 ottobre 2010

IL NOMADISMO

ZINGARI

Popolazione nomade di origine Indiana , che vive dispersa in numerosi paesi europei, nella Turchia Asiatica, in Iran, , in Afghanistan, Siberia, Egitto, sulla costa settentrionale  dell’Africa e in America. Nella loro lingua essi  si chiamano “rom” o “manush  cioè “ uomini” .
La loro patria originaria è l’India settentrionale , da cui migrarono in diverse fasi, probabilmente a partire dal secolo V attraverso l’Iran . Dal territorio bizantino si diffusero fra il secolo X e il XIV da un lato verso l’Africa settentrionale, da cui raggiunsero la Spagna (dove si sono perlopiù sedentarizzati pur senza assimilarsi con la popolazione locale ) , dall’altra verso l’Europa .
Nel secolo XIV comparvero i Valachia in Transilvania, dove furono ridotti in schiavitù , e in Germania, e da qui passarono in Italia e nella Francia Meridionale. Durante la II guerra mondiale i nazisti praticarono lo sterminio sistematico degli Zingari considerati “ razza antisociale” , facendo decine di migliaia di vittime.
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Nome con cui vengono impropriamente designati in Italia i nomadi provenienti dall’Est , dediti in prevalenza all’accattonaggio , al piccolo contrabbando , all’artigianato alla chiromanzia . Correttamente il nome deve essere dato , come in passato alla solo etnia dei Rom  parlante una lingua propria, (romesh)  della famiglia indo iraniana . Gli zingari Rom conservano tutt’ora  i caratteri antropologici  di un tipo fisico particolare del gruppo europoide: cranio dolicomorfo ; faccia lunga e stretta con naso prominente e affilato; occhi scuri leggermente incavati e allungati ; bocca larga con labbra spesse ; corporatura longiforme  e statura alte; capelli lunghi e ondulati  e scarsa pelosità ; pelle di colore bruno scuro.  Gli zingari Rom chiamati nei paesi Danubiani  Tzigani , in Spagna Gitanos , nei paesi anglosassoni  Gipsies , in Francia  Bohémiens , penetrarono in Europa  verso il secolo X provenienti dall’India, qui tentarono di stabilirsi nella valle del Danubio ma si scontrarono con le genti slave che ne provocarono la dispersione; la maggioranza migrò verso l’Europa occidentale  e settentrionale, una parte restò nella penisola balcanica  e altri si rifugiarono nei paesi dell’est . Le comunità più numerose che mantennero  il tradizionale modo di vivere nomade , si costituirono  in Iuguslavia , Romania Ungheria, Germania, Italia, Francia  e soprattutto Spagna ( dove ancor oggi contano  il maggior numero di rappresentanti); piccole unità migrarono  anche in Armenia e Anatolia. Ovunque però furono isolate  dagli abitanti locali, il che accentuò il carattere indipendente e l’unità di stirpe  di questo popolo  e ne caratterizzò sempre più il modo di vivere da girovaghi. Nonostante siano genti pacifiche dallo spiccato senso dell’ospitalità, sono stati sempre trattati  in modo ostile e spesso sono stati vittime di persecuzioni, la più feroce delle quali  è stata perpretata  dai nazisti  che ne sterminarono oltre un milione in Germania e nei paesi occupati. Nel corso dei secoli si sono anche fusi con le genti locali dando origine a gruppi  misti sedentari  o girovaghi  (spesso dediti all’attività di giostrai.
I Rom puri mantengono inalterate le proprie usanze  e tradizioni. La struttura è basata sulle grandi famiglie matrilineari raggruppate in piccole tribù e la stirpe è rigidamente endogamica: choi si sposa con stranieri viene bandito dal gruppo . La religione è un miscuglio  di credenze animiste  cristiane e buddhiste ; assai accentuata è la superstizione che ha portato a molti tabù  e alla loro ferma convinzione della “ veridicità”  della chiromanzia; ricco è il patrimonio di leggende  e di favole che si tramandano oralmente nella loro lingua , anche se gli Zingari conoscono e parlano numerose altre lingue e spesso  frequentano le scuole dei paesi  dove vengono a trovarsi  durante il loro peregrinare . Tipici della loro cultura ancestrale sono: l’abilità nell’allevare i cavalli , nel lavorare il rame , metalli preziosi , cuoio , nell’eseguire delicati lavori  manuali di precisione , una sensata e innata sensibilità musicale , soprattutto nell’uso del violino , tanto che in passato venivano ricercati quali suonatori per feste  e cerimonie , nonché una notevole attitudine alla danza. Un tempo si spostavano su carri coperti trainati da cavalli  e abitavano in grandi tende poligonali di feltro , oggi usano roulottes; poiché a differenza di altri gruppi  di nomadi cui vengono  impropriamente accomunati , rifuggono da ogni forma di accattonaggio, ritenuto lesivo della loro dignità , etica e religiosa , i Rom svolgono quali attività prevalenti l’artigianato tradizionale , l’allevamento dei cavalli  (Francia e Spagna) , l’attività di giostrai ( Italia) e la chiromanzia da parte delle donne , l’allestimento di spettacoli ambulanti  di saltimbanchi e il lavoro stagionale soprattutto negli allevamenti e nelle officine meccaniche .
Quando vivono negli accampamenti portano i tradizionali costumi  dai colori sgargianti impreziositi , soprattutto dalle donne , da un gran numero di monili di loro produzione.

NOMADISMO
Sistema di vita dei popoli  che non vivono stabilmente su un territorio e si procurano i mezzi di sussistenza  spostandosi con frequenza . Per lo più nomadi furono le comunità di cacciatori-raccoglitori della preistoria , almeno fino al Neolitico , quando cominciarono le prime attività agricole.. La precarietà della vita nomade comportò sempre strutture socio-politiche poco complesse , senza particolari forme gerarchiche, di proprietà o divisione del lavoro .
Il nomadismo è alla base di importanti vicende storiche , fra cui le grandi migrazioni umane e le invasioni barbariche. Forme di nomadismo, di tutta una popolazione o di una parte (seminomadismo) , sono sopravvissute sino ai nostri giorni: riguardano allevatori di grosso bestiame (mongoli, bantu, beduini) , agricoltori alla zappa (boscimani,alcune tribù africane e amazzoniche). Altra forma di nomadismo è ancora quella praticata dagli Zingari.
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Il significato di nomade è: che vaga pascolando ( dal greco nomàs-àdos , tramite il latino  nomas-àdis) . Che non ha stabile dimora  riferito ai quei popoli dediti alla caccia e alla pastorizia , chi non ha fissa dimora o cambia spesso residenza.
Ilnomadismo è un genere di vita tipico di quei gruppi umani  che si spostano di continuo  entro aree molto vaste  senza mai stabilire una fissa dimora .
In psicopatologia , tendenza abnorme a cambiare continuamente residenza . Il nomadismo fu considerato da numerosi studiosi ( e per alcuni lo è tutt’ora) uno dei modi di vita più arcaici conseguente la scarsità dei mezzi di produzione e il sistema economico dipendente  dalla natura . Gli studi e le ricerche attuali hanno in parte modificato tale ipotesi : è certo che  il nomadismo assoluto , salvo eccezioni, in pratica non è mai esistito per cui è più corretto parlare di nomadismo regionale o di seminomadismo, intendendo con ciò il fatto che un gruppo umano si sposta entro  una determinata regione tornando periodicamente nei luoghi precedentemente abitati . Questo modo di vivere , verificatosi tanto nel passato quanto in tempi storici , è praticato tutt’ora da vari gruppi etnici sia in Africa sia nell’America meridionale; quindi non può essere considerato  una tappa “ arcaica” nell’evoluzione della società umana. A prova di ciò sta innanzitutto il fatti che i mezzi di produzione  delle genti preistoriche sono sepre stati perfettamente  adatti al modo di vita dell’epoca e al sistema economico , prevalentemente basato sulla caccia e la raccolta ; in secondo luogo  il debole incremento demografico  (dovuto ad una elevata mortalità e  a una relativa breve durata della vita), unito al fatto di disporre  di ampi territori vergini da sfruttare, non richiedeva un nomadismo assoluto; infine i siti preistorici studiati rilevando spesso  che furono occupati dalle stesse genti  per lungo tempo e ripetutamente . La diffusione dell’uomo moderno in tutte le terre emerse fu dovuta piuttosto che al suo nomadismo , sia alla mutazione climatico-ambientale conseguente la glaciazione sia alle ripetute diaspore  effettuate per mantenere inalterato il rapporto  con l’ambiente , in effetti, contrariamente a quanto ritenuto in passato , l’alimentazioni e le condizioni di vita delle genti preistoriche erano di buon livello, così come quelle attuali  genti seminomadi; per conservare questa condizione, avendo spazi liberi intorno , andava da se che i gruppi si frammentassero; tale usanza era praticata in tempi storici nelle Americhe, in Africa, in Oceania.  La struttura sociale di queste genti era, con ogni probabilità, basata originariamente sulla grande famiglia matrilineare: anche quando la pastorizia sostituì la caccia e molte tribù adottarono strutture patrilineari , rimasero tracce di questa più antica organizzazione; non dovevano esistere proprietà privata, gerarchie, ceti sociali, e la suddivisione del lavoro  tra uomo e donna rispondeva a precise necessità del gruppo , infatti i soli beni materiali erano quelli posseduti dai singoli (oggetti d’uso corrente) e il territorio era un bene comune a tutti. Tutto questo appare non solo dall’organizzazione degli attuali gruppi residuali seminomadi  ma anche dalle strutture della parentela , dal ricco patrimonio culturale , dall’elaborazione dei miti  e dei riti , dall’analisi dei siti preistorici  e protostorici e persino dalle implicite testimonianze contenute nei testi classici di ogni parte del mondo..
Le variazioni del ” nomadismo  relativo” di genti abitanti in regioni  in fase di trasformazione climatico-ambientale portarono sia a migrazioni  sia a forme di “ nomadismo chiuso”  (ossia entro aree limitate) ; in seguito alla scoperta delle coltivazioni basate sul disboscamento  e dell’allevamento allo stato brado , il depauperamento continuo  del suolo spinse da una parte i contadini a trasformare le proprie tecniche (questi divennero agricoltori sedentari  che si stanziarono nelle valli fluviali) , dall’altra i pastori a cercare sempre nuovi pascoli , il che li spinse a migrazioni  anche imponenti , con tutte le conseguenze socio-economiche connesse . Solo laddove le condizioni ambientali lo permisero , e l’entità dei gruppi rispetto ai territori era ben equilibrata , si poterono mantenere  condizioni di nomadismo relativo, così come avvenuto fino in tempi storici nell’America Settentrionale , in Australia e Nuova Guinea , in America Meridionale .
Oggi solo qualche piccolo gruppo di Amerindi conduce ancora vita seminomade in piccole aree di rifugio, mentre è noto un solo popolo che pratica il nomadismo quale scelta di vita : questi sono i Rom, noti anche come Zingari.

martedì 19 ottobre 2010

L ' ANARCHISMO

ANARCHISMO

Dottrina e movimento politico che mira all’abolizione rivoluzionaria dello Stato e di ogni forma di autorità e di oppressione , da sostituire con una società di uomini liberi e uguali , ispirata ad un ordine “ naturale” spontaneo.

I teorici dell’Anarchismo. Presente nella storia del pensiero fin dall’antichità e nelle sette ereticali del Medioevo , fu teorizzato tra il 700 e l’800 in modo organico da alcuni scrittori e filosofi .
L’inglese W.Godwin (1756-1836) sostenne che leggi , governi e istituzioni riuscivano solo ad impedire l’innata propensione al bene degli uomini . Il francese P.J. Proudhon (1809-1865) preoccupato di difendere l’uomo dalle prevaricazioni del potere statale, diede coloritura anarchica al suo socialismo utopistico . Altri teorici e agitatori furono M. Stirner in Germania, Bakunin e P.A. Kropotkin in Russia . Grazie anche alla predicazione itinerante di Bakunin , l’anarchismo si diffuse verso la metà  dell’800 come una componente significativa del movimento operaio e democratico . In particolare il suo antistatalismo e la sua spinta sovversiva fecero presa fra i contadini e il sottoproletariato urbano dei paesi meno sviluppati dal punto di vista industriale , come la Spagna (dove il movimento si radicò in modo duraturo, fin dalla guerra civile del 1936-39) e l’Italia dove l’anarchismo svolse un ruolo importante nella nascita di un movimento operaio organizzato . Dopo la venuta di Bakunin , gli anarchici italiani organizzarono vari e inconcludenti tentativi insurrezionali ( a Bologna nel 1874 e nel Beneventano , nel 1877).

LA LIBERTA’ SECONDO BAKUNIN

Il cardine attorno al quale ruotano tutte le idee del Bakunin è il concetto di libertà. La libertà deve regolare i rapporti tra le nazioni , come i rapporti tra le nazioni e le sue singole parti ; deve essere base di esistenza per ogni individuo ; “egli è amante fanatico della libertà” perché la considera “ come l’unico ambiente in cui possono svilupparsi e progredire l’intelligenza , la dignità e la felicità degli uomini”.
Bakunin non ammette che la libertà individuale sia limitata dalla libertà degli altri individui : in questa formula ravvisa l’origine del dispotismo , n quanto vi corrisponde e ne deriva, in pratica, l’ordinamento della società concepita come regolatrice e imitatrice della libertà individuale; e questa , lungi dal trovare un confine nella libertà degli altri, deve risultarne anzi confermata , estesa. Libertà vera è uguaglianza nella solidarietà , e si esprime col motto “ Uno per tutti, tutti per uno” . Scopo fondamentale per ogni uomo ha da esser dunque la conquista della propria libertà, di tutta la propria libertà. Alla quale meta non si giunge se non si abbia realizzata dapprima una completa autonomia spirituale attraverso la rivolta contro la società e contro Dio. Condizione prima ed essenziale di libertà , e nello stesso tempo libertà prima ed essenziale, che ogni uomo sia messo in grado di raggiungere il pieno sviluppo di tutte le sue facoltà , ricevendo un’adeguata istruzione ed educazione.
Ma per l’uomo, nell’attuale organizzazione sociale , istruirsi ed educarsi se non possiede congrui mezzi di fortuna? Evidentemente no… Ecco dunque la necessità di rivoltarsi contro lo stato , che garantisce il mantenimento del’odierno assetto sociale .
Bisogna abolire il diritto di proprietà , che crea una così profonda disuguaglianza tra gli uomini , e il diritto di eredità , che concede di trasmettere il privilegio ; bisogna assicurare a tutti gli uomini uguali condizioni di partenza.

Anarchismo, socialismo e terrorismo:
Dopo il 1870 l’anarchismo entrò in conflitto nella prima Internazionale con i principi Marxisti, che ritenevano prioritaria la lotta di classe sull’insurrezione contro lo Stato , e gli anarchici furono espulsi dall’Internazionale . Anche in Itali ci fu una progressiva distinzione tra socialisti e anarchici , culminata nel’adesione al socialismo legalitario  del leader anarchico Costa , che nel 1882 fu eletto in parlamento . Dalla concezione insurrezionale della lotta politica una corrente dell’anarchismo fu indotta alla fine dell’800 a compier atti terroristici contro sovrani e capi di governo , per colpire in essi il simbolo del potere statale ( uccisione del presidente della repubblica francese M.F.S. Carnot , 1894 ; del presidente del consiglio Spagnolo A. Cànovas del Castillo , 1897 ; del re d’Italia  Umberto I , del 1900; del presidente USA  W.McKinley  , 1901) Un altro filone anarchico continuò una predicazione utopistica e non violenta , con toni accentuatamente anticlericali. Dispersi del fascismo , gli anarchici italiani si sono riorganizzati nel dopoguerra: alcuni di loro  (P.Valpreda; G.Pinelli) furono coinvolti nelle indagini su attentati terroristici  nell’epoca della strategia della tensione  (piazza Fontana, 1969). Elementi di anarchismo permearono frange della contestazione studentesca  degli anni 60-70.
Anarcosindacalismo:
componente del movimento sindacale  legata al movimento anarchico , che interpretò la lotta sindacale in funzione di una più vasta rivoluzione sociale e politica , propugnando l’efficacia  delo sciopero fulmineo e violento . Ebbe particolare rilievo nei moti operai  della fine del secolo XIX  in Europa  meridionale e in America latina. In Spagna l’anarchismo  contribuì alla fondazione  di Solidarietà Operaia (1907)  e organizzò la Confederazione  nazionale del lavoro (CNT 1911) , entro cui si sviluppò la Federazione Anarchica Iberica (FAI) con il compito di preservare  gli ideali dell’anarchismo ; nel 1936 la CNT giunse a contare oltre un milione di aderenti  ed ebbe un ruolo di rilievo nelle convulsioni sociali della Repubblica  e nella guerra civile spagnola.

                                            DATE DELL'ANARCHISMO

1793  pubblicazione dell'inchiesta sui principi della giustizia politica , di W.Godwuin;
1845 M. Stirner da alle stampe L'unico e la sua proprietà;
1864-1867 Permanenza di M. Bakunin in Italia;
1872 Congresso dell'Aia I internazionale ed espulsione degli anarchici che fondano un'internazionale anarchica;
1873 Congresso di Bologna della Federazione italiana  della Fratellanza Anarchica (150 società operaie rappresentate);
1879 Lettera di A. Costa  Ai miei amici di Romagna che motiva l'inizio della svolta  verso il socialismo evoluzionista;
1900 Assassinio di re Umberto I;
1911 Fondazione del sindacato Confederazione Nazionale del Lavoro in Spagna a consistente base anarchica;
1914 Settimana rossa : agitazioni guidate da socialisti intransigenti e anarchici in Italia;
1944 Fondazione del periodico " L'umanità nuova" che diventa punto di riferimento degli anarchici italiani.

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Questa è una breve ricerca sull'anarchia che ha costituito un momento importante della storia dell'uomo. Molti uomini erano sfruttati ed in miseria, quindi non c'è da meravigliarsi del nascere di movimenti politici anarchici e rivoluzionari per contrastare l'ingiustizia dell'epoca e anche quella attuale.
Pur capendo le motivazioni che portano tante persone ad imbarcarsi nell'ideologia Anarchica e Marxista , non è possibile, da parte mia, condividerla. Non si possono risolvere i problemi con la violenza e la totale disconoscenza della fede. Nell'anarchia si ripudia e si combatte Dio, questo è impensabile per milioni di uomini, in quanto l'uomo ha bisogno, o meglio necessità, di Dio, che gli permette di sperare veramente in un futuro migliore e nella salvezza per l'eternità.
Pur rispettando tali idee non posso che riflettere sull'insegnamento che ci porta Gesù Cristo, che ha combattuto l'ingiustizia e la povertà ben circa 2000 anni prima dell'avvento dell'ideologia Marxista; e ci ha dettato le regole sulla giustizia, libertà e sul rispetto della vita umana. Le sue regole le ha dettate senza costrizioni e senza violenza nella consapevolezza di un risultato visibile al mondo , " ama il prossimo tuo come te stesoo" ; "fai agli altri ciò che vorresti che loro facessero a te". Quindi la nostra rivoluzione deve essere l'AMORE.

Evy

sabato 16 ottobre 2010

STORIA MOVIMENTI FEMMINILI

MOVIMENTI   FEMMINILI

Movimenti che rivendicano l’emancipazione delle donne dalle condizioni di inferiorità giuridica e sociale e la loro liberazione dai condizionamenti imposti dai predominanti modelli maschili nelle relazioni tra i sessi.
La lotta per l’emancipazione ; le prime rivendicazioni di parità tra i due sessi si manifestarono sul finire  del “ 700 “ , radicate nella “ cultura dei diritti “ illuminista e nei mutamenti strutturali apportati al ruolo della donna al modello familiare borghese .
Nei circoli femminili sorti in Francia durante la rivoluzione  ampia diffusione ebbero  la “ Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”  scritta da Olympia De Gourges (1790) e la Rivendicazione dei diritti della donna  dell’inglese Mary Wollstonecraft (1792) .
Il codice napoleonico e la Restaurazione bloccarono tuttavia sul nascere il processo di emancipazione.
La questione del suffragio: esso fu rilanciato alla metà del secolo XIX negli Stati Uniti dì America  e in Gran Bretagna dal movimento delle suffragette , che rivendicava il diritto di voto anche per le donne . Sul finire dell’ottocento movimenti e congressi femminili tornarono ad ampliare i confini del dibattito oltre il solo problema elettorale , grazie anche allo stimolo dato alla questione  femminile dal movimento socialista ; in forte dissonanza ed entro una cornice più tradizionale rispetto ai movimenti femminili di matrice laica e socialista, fu invece il contributo dato dalle organizzazioni femminili  cattoliche . In Italia  A.M. Mozzoni fondò nel 1881 la Lega promotrice degli interessi femminili , mentre A. Kuliscioff nel suo Monopolio dell’uomo (1890) pose il problema dell’inferiorità sociale e giuridica della donna.  Movimenti femministi si svilupparono anche nella Russia Zarista , e la presenza di numerose donne entro il gruppo dirigente Bolscevico (I. Armand, A. Kollantaj, C. Zetkin) favorì l’approvazione di leggi emancipatrici della donna dopo la rivoluzione  del 1917 .
Nel secolo XX il diritto di voto alle donne  ( già concesso tra il 1893 e il 1908 in Nuova Zelanda, Australia, Finlandia e Norvegia, nonché nei diversi  Stati degli USA tra il 1869 e il 1920) fu riconosciuto solo lentamente (1918 Austria e Germania ; 1928 Gran Bretagna; 1945 Francia; 1946 Italia) , ma nel frattempo erano maturate le premesse per nuove rivendicazioni sul piano giuridico , professionale, salariale e assistenziale , dal 1910 richiamate ogni 8 marzo nella giornata mondiale della donna, istituita dal consiglio mondiale dei movimenti femminili.
Il  femminismo: Nel secondo dopoguerra in Italia i temi complessivi  della tutela e dell’assistenza delle donne furono posti dall’Unione Donne Italiane , legata ai partiti di sinistra, mentre in campo cattolico operava  il Centro Italiano Femminile . A partire dagli anni 60 si affermarono negli USA (Women’s Lib) e in Europa (MLD, Movimento di Liberazione della Donna) correnti di pensiero animatrici del femminismo  (emblematico il contributo della statunitense B. Friedan con la sua Mistica della Femminilità, 1963) : la questione femminile cessava di essere posta esclusivamente in termini di rivendicazione di una parità giuridica per coinvolgere più radicalmente gli elementi strutturali della relazione con l’universo maschile , a partire dala sfera della sessualità (dove veniva criticata la subalternità femminile ai tradizionali modelli sopraffattori del maschilismo), alla ricerca e valorizzazione  della specifica identità femminile. In quest’epoca ebbe notevole importanza , sia pure nella sua dimensione élitaria , l’attività dei piccoli gruppi di “ autocoscienza” . La battaglia per la liberazione della donna ha avuto in Italia significativi risultati negli anni 70 con l’istituzione del divorzio, l’approvazione del nuovo diritto di famiglia , la depenalizzazione  dell’aborto. Negli anni 80 l’attenzione si è centrata sulle “ azioni positive” per rendere effettivi nella società i diritti conseguiti sul piano giuridico  e assicurare “ pari opportunità “ di realizzazione professionale e di rappresentanza politica  (per esempio, in base alla legge del 1993 di riforma delle elezioni comunali nelle liste dei candidati almeno un terzo dei posti devono essere riservati alle donne).



SUFFRAGETTE:
movimento femminile inglese che dalla seconda metà del secolo XIX cercò di ottenere il diritto di voto  alle donne. Le prime organizzazioni suffragiste furono fondate da John Stuart Mill nel 1865, ma il movimento suffragista si impose all’opinione pubblica con l’intrepida azione  di E. Pankhurst, che fondò nel 1903  la Women’s Social and Political Union (WSPU , unione sociale e politica delle donne) , e organizzò fino al 1914 una serie di clamorose manifestazioni pubbliche. In Gran Bretagna il diritto di voto fu concesso alle donne sposate di oltre trenta anni  nel 1918 e nel 1928 fu esteso a tutte le donne.

mercoledì 13 ottobre 2010

I GERMANI


I  GERMANI

Il territorio che si estende al centro dell’Europa, compreso grosso modo, tra il Reno e l’Oder, fu abitato anticamente da popoli di origine scandinava. Si hanno notizie più precise su questi popoli a cominciare dal primo secolo dell’era cristiana. I territori abitati per primi furono le rive del mare del Nord, sulle quali questi popoli erano sbarcati.
I motivi che li avevano spinti a emigrare verso sud non sono noti, ma possono essere facilmente intuiti. La parola “ Germani” in lingua celtica (cioè quella lingua che era parlata nel nord Europa) significa infatti “ uomini che innalzano il grido di guerra”. E’ quindi da supporre che i Germani fossero un popolo fiero e bellicoso, cacciato dai suoi luoghi di origine  da una coalizione di nemici stanchi delle loro continue incursioni.
Nel territorio in cui sbarcarono, trovarono un ambiente adatto allo stanziamento, tanto che vi si stabilirono definitivamente . Dal nome di quei primitivi popoli, il centro dell’Europa si chiamò Germania , terra dei Germani.
In un ambiente tanto difficile e inospitale , l’unica attività produttiva consisteva per gli antichi Germani nella pastorizia, praticata all’inizio in forme estremamente semplici.
L’esistenza durissima e la lotta per la sopravvivenza furono probabilmente i motivi che resero duro il carattere di questa gente. L’inclinazione alla violenza e lo scarso spirito d’iniziativa nel lavoro li rendeva poco graditi ai popoli confinanti che li consideravano barbari e nemici.. L’unica attività che riusciva a scuoterli dall’apatia e dall’ozio era quella guerriera.
Come elementare era la vita dei germani, altrettanto elementare era la loro religione. Gli dei protettori di questo popolo portavano nomi di origine assai controversa. Wotan, per esempio, sembra vocabolo che in antico significasse “ Vento” o “ Acqua” o forse anche “Furore” . Col passare dei secoli questo dio misterioso divenne il primo e il più importante tra tutti gli dei germanici. L’origine del nome non deve comunque sorprendere, dal momento che tutti i popoli primitivi hanno sempre avuto la tendenza a deificare i fenomeni più importanti della natura.
I Romani paragonarono Wotan al loro dio Mercurio, ma la somiglianza è assai forzata, se si pensa che il mercurio dei Romani era, per così dire, un dio di second’ordine, mentre Wotan era sempre raffigurato, dai popoli che l’adoravano, come la loro massima divinità.
Di quale tempra guerriera fossero dotati i germani ebbero modo di sperimentarlo anche i popoli della Gallia, stanziati presso l’attuale Belgio. Queste popolazioni , e precisamente gli Edui e i Sequani, erano in guerra fra loro. I Sequani, timorosi di venir sopraffatti, avevano chiesto aiuto al più grande e al più ambizioso tra i condottieri germanici, il capo del popolo Svevo,  Ariovisto. Egli non esitò ad accettare questo incarico che gli assicurava una posizione di vantaggio nei confronti degli altri condottieri e gli dava la possibilità di recitare una parte di primo piano  nelle vicende della Gallia. Dopo avere sconfitto gli Edui, egli fondò il suo regno nel territorio che corrispondeva grosso modo all’attuale Alsazia, provocando così lo spostamento degli Elvezi. Nella ricerca di un’altra sede essi chiesero ai Romani il permesso di passare attraverso il territorio dell’impero, cioè attraverso la Gallia Narbonese.
Spostamenti di questo genere erano in quel tempo assai frequenti, anzi di solito accettati di buon grado. Alla richiesta degli Elvezi, Cesare rispose in modo negativo. Egli infatti aveva capito che questo passaggio sarebbe stato troppo vantaggioso per Ariovisto, lanciato alla conquista della Gallia. <sconfisse quindi gli Elvezi in una veloce campagna che culminò nella battaglia di Bibracte.
L’obbiettivo principale restava comunque sempre Ariovisto, che costituiva un pericolo per la sua politica di espansione in Gallia.
Cesare non trascurò la possibilità di risolvere la contesa anche per via pacifica, ma ricevette un rifiuto sdegnoso dal superbo svevo . La guerra fu quindi inevitabile . Nell’anno 58 a.C. i due eserciti si scontrarono in una furibonda battaglia presso l’odierna Besancon. Le sorti del combattimento erano, dopo un intera giornata, assai incerto: il corpo a corpo in cui era sfociata questa tremenda battaglia stava anzi risolvendosi a vantaggio dei Germani. Fu in quel momento che Cesare giocò l’ultima carta: gettò nella terribile mischia le ultime riserve accampate su di un colle prospiciente il teatro della battagli, e vinse.
Essendo le loro attività agricole e pastorali assai modeste, ed essendo invece assai sviluppata la caccia, era logico che le abitazioni dovessero essere estremamente semplici, facilmente edificabili, in quanto dovevano essere abbandonate a ogni nuovo spostamento. La dimora essenziale dei Germani consisteva per lo più in una piccola capanna di paglia con il tetto a cupola.
Al centro del villaggio venivano celebrati i riti religiosi attorno ai simulacri delle divinità delle tribù.
I Germani tenevano in grande onore la donna, la quale seguiva il marito sia in pace che in guerra. La deferenza portata da questi popoli alle donne trova assai pochi esempi presso le altre popolazioni barbare o meno, ed assai insolito il fatto che un tale comportamento caratterizzasse un popolo così rude e prepotente.
L’aspetto degli uomini era imponente: di statura assai più alta e di corporatura più massiccia dei Romani, essi avevano generalmente capelli biondi e occhi chiarissimi. Nella battaglia erano soliti lanciar urla di guerra che incutevano terrore nei nemici. La popolazione di una medesima tribù era divisa in due classi: gli “ arimanni “, cioè uomini liberi e guerrieri, e gli “aldii”, privi di diritti politici, per lo più contadini.
L’esempio dei Sequani, che avevano chiesto aiuto ai Germani contro Roma, fu seguito ben presto da altre popolazioni , specialmente della Gallia Bellica, che mal sopportavano la dominazione romana. Chiamati quindi a costituire la forza d’urto principale contro l’inevitabile rivincita romana, gli Usipeti e i Tencteri invasero il territorio dei Menapii, alleati ai romani.
Cesare, senza indugio , decise di soffocare sul nascere questa nuova ribellione. Come era sua consuetudine, dopo avere tentato per vie pacifiche di imporre ai Germani di ripassare il Reno, diede battaglia in campo aperto. Il rancore dei romani, costantemente timorosi di vedersi soppiantare dai Germani in terra Gallica, era pari al furore germanico per ogni tipo di imposizione. La battaglia che ne seguì fu fra le più cruente e spietate di quel periodo. Da ambo le parti non furono risparmiate energie e ferocia. La mancanza di capi e di strateghi all’altezza di Cesare portò inevitabilmente i germani a una sconfitta sanguinosissima.
Cesare ebbe l’intuizione che era necessario dimostrare come le legioni romane erano capaci non soltanto di reprimere una rivolta ma anche di portare una guerra nello stesso territorio nemico. Più dunque per un motivo intimidatorio che per preciso disegno di conquista, egli stabilì di passare il Reno. Era il 56 a.C. e le sue truppe erano nel pieno del loro vigore . Con un incredibile rapidità Cesare fece costruire presso Colonia un ponte lungo mezzo chilometro sul quale passarono con grande pompa le sue legioni. La punizione cadde tremenda sul popolo dei Sicambri (di origine gallica) che incautamente avevano offerto ospitalità agli ultimi Usipeti e Tencteri fuggiaschi. Messi e villaggi furono incendiati e le popolazioni a stento riuscirono a trovare scampo nella fuga.
Dopo l’invasione dimostrativa di Cesare del 56 a.C. dovette passare quasi mezzo secolo prima che i Romani fossero costretti a pensare seriamente a un regolamento di conti con i bellicosi Germani. Ai tempi dell’imperatore Augusto , circa il 20 a.C. , la Gallia pacificata e progredita costituiva un importante risorsa economica per l’impero romano. Ogni minaccia quindi che i Germani avessero potuto portare a tale pacificazione rappresentava un pericolo mortale  per Roma..
L’imperatore Augusto, assieme al suo fedelissimo generale Agrippa, ideò pertanto un minuzioso piano di conquista che avrebbe dovuto stroncare definitivamente la bellicosità dei potenti vicini. Questo progetto però due seri impedimenti: uno costituito dalla morte prematura di Agrippa e poi del suo successore Druso, figliastro dello stesso Augusto; l’altro della enormemente accresciuta potenza delle genti germaniche, che fremevano di impazienza.
Se il piano di conquista studiato da Agrippa non potè da lui stesso essere portato a termine, trovò ugualmente in Druso un magnifico esecutore. Dal 12 al 9 a.C. questo giovanissimo generale ventiseienne, seguendo le indicazioni del suo predecessore  ma arricchendolo di sue personali intuizioni tattiche, riuscì a sconfiggere e a debellare le potenti stirpi germaniche, le quali non seppero costituire un fronte compatto contro l’invasione . La guerra, lunga e faticosa aveva due obbiettivi principali: la costituzione di cittadelle fortificate lungo tutto il corso del Reno e l’invasione della Germania dal nord. Pur con alterne vicende il piano ebbe attuazione: via via che l’invasione romana scendeva verso sud, trovava nelle fortificazioni renane l’indispensabile appoggio di uomini, materiali e vettovagliamenti che permettevano una rapida avanzata. Druso, dopo essere stato l’artefice principale della conquista germanica nel momento stesso in cui stava assaporando  la gloria del trionfo , morì prematuramente a causa di una banale caduta da cavallo.
Le sconfitte sul campo avevano risvegliato nei bellicosi germani un irrefrenabile spirito di rivincita. La difficoltà che più di ogni altra si era sempre dimostrata decisiva era stata la mancanza di un condottiero capace e coraggioso. Questo si rivelò quasi improvvisamente nella persona di Arminio, un giovane che era stato al servizio di Roma e che quindi conosceva a fondo tutto ciòche gli serviva per combattere ad armi pari. Nella selva di Teutoburgo, tra il Lippe e il Weser, avvenne l’atto definitivo della sconfitta romana in Germania: Arminio, con una mossa astutissima, proprio in quella foresta sorprese le legioni romane che vi erano di stanza e ne fece strage. Trentamila uomini, compreso il comandante Varo furono sterminati. Arminio diventò l’eroe nazionale germanico
Il colpo subito a Teutoburgo fu fatale a Roma. Augusto non osò più pensare a una conquista della Germania. La vittoria di Arminio segnò per i Germani una svolta decisiva. La divisione attuata poi da Tiberio del territorio romano in due distretti fu soltanto nominale. In pratica la Germania rimaneva fuori dal diretto controllo di Roma. Si veniva invece delineando in termini più probabili una possibile conquista dell’impero da parte dei Germani. Il sogno antico e mai spento di invadere i ricchi e invitanti territori oltre il Reno e al di la delle Alpi prendeva  ogni giorno più corpo nella loro fantasia. L’imperatore Domiziano ebbe, più dei suoi immediati predecessori, la netta percezione di questo pericolo: attuò quindi un piano di fortificazione su un fronte di oltre 540 chilometri, dal Reno al Danubio, che doveva contenere il pericolo di una possibile conquista. Questo limes, cioè muro fortificato, si dimostrò alla fine soltanto un espediente temporaneo. A fermare il nemico non era sufficiente un muro, occorrevano i soldati eroici e decisi.
In parte sconosciute sono le cause immediate che spinsero le popolazioni germaniche stanziate lungo il limes del Danubio a oltrepassare il confine ed a invadere l’Italia. Presumibilmente  furono altri spostamenti di popoli dal nord e da est verso sud che costrinsero queste popolazioni a uscire dal proprio territorio, superando quello che doveva essere il muro difensivo invalicabile dell’impero. Le genti germaniche, che si spostavano in massa con lunghi seguiti di donne, bambini, vecchi, assediarono la fortificata Aquileia. Sterminando le popolazioni che incontravano e razziando ogni cosa, giunsero fino al Piave. Aquileia conobbe così il primo dei suoi numerosi martiri, che più volte la distrussero a causa della sua posizione di porta verso la pianura padano-veneta. Sarebbero occorsi ben otto anni per consentire ai Romani di ricacciare i germani entro i loro confini. Tale successo fu possibile anche grazie agli accordi di buon vicinato che Roma stabilì con essi nel 175 d.C. L’impossibilità di spostarsi da un territorio all’altro, conseguente allo stanziamento cui erano costretti i Germani chiusi nei confini segnati dai romani, aveva portato come conseguenza un graduale sfruttamento della terra e il sorgere di piccole città
Il clima e il suolo erano ancora nemici duri da combattere, ma lentamente le necessità della sopravvivenza spinsero i popoli germani  a un progressivo incivilimento. Non furono estranee a questo progredire anche la vicinanza e la conoscenza di altri popoli più evoluti. Colo passare dei secoli anzi certe popolazioni uscirono dalla fase di organizzazione tribale e alla fine del IV secolo dopo Cristo fu possibile notare un assestamento quasi definitivo delle diverse popolazioni germaniche.
Il notevole aumento demografico però, e la pressione dei popoli potenti provenienti dall’est, produssero il fenomeno migratorio chiamato in lingua tedesca moderna, volkerwanderung (trasmigrazione dei popoli).

GLI AFRICANI


GLI  AFRICANI

L’Africa è tuttora considerata un continente rimasto per lungo tempo selvaggio il quale, fatta eccezione per l’Egitto , non ha dato in antico validi apporti al progresso dell’umanità. Questo concetto errato nacque per ignoranza e per convenienza   nel 1700 , e fu per la prima volta messo in dubbio verso la fine del secolo scorso, con le prime grandi esplorazioni . Le straordinarie meraviglie di civiltà dimenticate vennero allora alla luce e fu evidente che , al di là delle influenze dei Romani, degli Egizi e degli Arabi, l’Africa aveva una storia sua , costruita da genti negre , ricca di vicende e carica di apporti originali  e fecondi.  Si vide che , a ragione nell’antichità classica l’Africa fu considerata la culla della civiltà e della cultura. Del resto, anche i navigatori del tardo Medioevo  e del primo Rinascimento  ci hanno lasciato descrizioni colme di meraviglia sulla civiltà e l’organizzazione sociale di molte popolazioni africane.
Come di popolò l’Africa? E’ un problema complesso , ben lontano da una definitiva soluzione. Dai documenti fornitici dagli scavi e dalle ricerche si può affermare che il popolamento  iniziò dalla preistoria , attraverso quattro grandi fasi . I resti fossili più antichi del tipo negro, rinvenuti a Kartum e a Timbuctù, fanno risalire  al mesolitico l’avvento della razza negra.. Le epoche anteriori ci hanno lasciato resti di Protoaustraloidi, di Protoboscimani, di Protomediterranei.
Queste razze dobbiamo considerarle africane o provenienti da altre terre? Sulla loro origine sono possibili congetture soltanto, che ogni studioso è pronto a sostenere con appassionate, ma non esaurienti argomentazioni. Sta di fatto che tutti e tre i gruppi hanno lasciato tracce profonde. Dal loro incrocio ebbero origine numerosi tipi umani, tuttora identificabili in Africa. La mescolanza delle razze e delle civiltà aumentò quando in Africa giunsero negri di varie zone del nord e lentamente affermarono la loro supremazia al centro e al sud. Molte tribù conservano nel patrimonio di leggende il ricordo di queste remotissime e misteriose migrazioni, accompagnate da un’epica lotta di difesa e di conquista.
Dai Romani fin quasi ai giorni nostri, il Sahara è stato considerato una landa sconfinata di sabbie sterili. Ma le scoperte di resti di animali, gli alberi sopravvissuti dove la vita è quasi inesistente, le tracce umane hanno fatto concludere che nella preistoria il Sahara era una pianura fertile, in cui l’uomo fece la sua comparsa alla fine del quaternario.
Le prime creazioni artigianali dimostrano che le civiltà preistoriche fiorirono contemporaneamente qui in Europa. Tra l’8000 e il 6000 a.C. compaiono gli Europoidi, di cui sono incerte le origini i quali vivevano cacciando e raccogliendo ciò che la terra dava. Poco più tardi , l’avvento di un gruppo negroide segna l’inizio delle costruzioni lacustri e dell’agricoltura. L’invasione dei popoli pastori (probabilmente giunti dall’est), che si succedettero a ondate per circa  5000 anni , introdusse l’allevamento del bestiame. Verso il 2000 a.C. i primi segni dell’aridità si fecero sentire nel territorio sahariano. Contemporaneamente alle calamità naturali , la civiltà dei Tassili subì l’invasione del “ popolo dei carri” , che verso il 1200 a.C. fecero conoscere la ruota . L’uso di cavalcare , più tardi rispetto all’Asia , risale al 600 a.C.
Fra l’8000 e il 6000 a.C. il Sahara, favorito da un periodo di abbondanti piogge , visse la sua età d’oro . L’abbondanza dei frutti selvatici, la ricchezza della fauna richiamò una vera corrente migratoria. Seguendo le grandi vallate, le comunità umane si stanziarono qui forse più numerose che in qualsiasi altra regione della terra.
Le attività erano molto varie. I pescatori, forse giunti dall’alto Nilo, costruivano villaggi lacustri, vivendo di una fauna acquatica ricchissima: molluschi, pesci e perfino coccodrilli e ippopotami. I cacciatori s’inoltravano nell’interno seguendo giraffe, struzzi, elefanti, specie che sono oggi confinate nella savana. Più tardi i raccoglitori di frutta si fecero agricoltori e col giungere dei popoli pastori impararono ad allevare il bestiame.
Di pari passo con queste attività si sviluppava una vera e propria industria della lavorazione della pietra . I bracciali e le collane trovati fra gli strumenti necessari alla vita agricola e pastorale sono fra i più belli e attestano quanto sia stato diffuso e raffinato anche allora il gusto per l’eleganza.
La ricchezza e la stupefacente varietà di stili delle pitture rupestri indicano che in questa regione confluirono e stanziarono a lungo stirpi diverse. Gli uomini “ dalla testa rotonda “ , forse negroidi, ci hanno lasciato la serie più antica , dove abbondano personaggi simili a bambole provvisti di corna e di coda , babbuini con la testa di cane e, in un secondo tempo, misteriose e spesso gigantesche figure bianche con le teste simili a caschi spaziali. Da questo ciclo, che pare legato a una misteriosa religione, mancano scene di caccia e di guerra. Abbondantissimi ne sono invece gli affreschi delle età successive, che forniscono una precisa documentazione per penetrare la spiritualità e le vicende storiche di un mondo perduto.
Questa grandiosa espressione d’arte fu continuata in epoca storica dai Boscimani,(gente della boscaglia; Termine di origine dotta per indicare i San, una delle popolazioni più arcaiche dell’Africa, fra le più antiche del mondo, che un tempo dovettero popolare gran parte dell’Africa meridionale) che sulle rocce del Basutoland si tramandarono le testimonianze drammatiche del loro coraggio, anche di fronte ai fucili dei bianchi.
L’arte strabiliante delle incisioni e degli affreschi rupestri trovò la massima affermazione in Africa, dove contiamo tre centri particolarmente ricchi: Orano, nell’Algeria del sud , il Fezzan , nella Libia , e il Tassili , in pieno Sahara. Un tempo “ sull’altopiano dei fiumi” (questo significa Tassili nella lingua dei Tuaregh) confluirono popoli dell’Africa e dell’Europa, e nello stesso scenario grandioso di guglie erose dalla sabbia e dal vento, di canyon tagliati dall’antico fiume, possiamo leggere la loro epopea di pace e di guerra. Animali giganteschi, taluni estinti da lungo tempo, incisi con vivo realismo, evocano un’aspra e ricca vita di caccia, e al tempo stesso le credenze misteriose che legavano l’uomo alla natura.
Gli animali, oggetto di venerazione, furono molti; li troviamo associati al segno magico di una spirale, mescolati a figure umane in potenti rappresentazioni di riti di cui ci sfugge il significato. Uomini con testa d’animale ci forniscono una delle tante prove che Egizi e nativi del Tassili furono in contatto per vari secoli che s’influenzarono a vicenda.
I primi colonizzatori giunsero a gruppi, portando con se pecore dalla coda torta e capre, come quelle allevate tutt’ora dai Tuaregh. Una successiva ondata migratoria  introdusse il bestiame grosso. I nuovi pastori viaggiavano a dorso di bue, seguiti dalle donne e dai bambini; dietro venivano le mandrie ed i cani. Da dove si mossero questi popoli?
Le splendide pitture rupestri del Tassili ci mostrano le fattezze eleganti delle loro donne, con l’acconciatura  a” pan di zucchero” tipica delle Senegalesi; teste e facce etiopiche attestano che vennero dall’est . La loro vita si imperniava sull’allevamento dei buoi. Eccoli, con le corna all’ingiù a foggia di lira o lunate, rappresentati con grande forza espressiva all’abbeverata o al ritorno dei pascoli o in attesa della mungitura. Grandi scene rievocano le battaglie per il possesso di un armento, oppure le battute di caccia al leone, all’ippopotamo, al rinoceronte. Tutte costituiscono una prova indiscutibile della ricchezza d’acqua del Sahara.
I pastori del Tassili costruivano capanne ovali, con vimini intrecciati ed erbe secche. Le drizzavano in mezzo ai recinti per il bestiame, chiusi da un muro a secco piuttosto alto, perché le bestie non lo scavalcassero. Talvolta il recinto era costituito  da un seguito di caverne con l’apertura ostruita. I pastori si spostavano da un luogo all’altro, seguendo il ciclo delle migrazioni stagionali delle mandrie  in cerca di pascolo. Macine e pestelli di pietra, rinvenuti in grande quantità, erano usati per il grano selvatico , che le donne, come fanno ancor oggi i popoli pastori , spigolavano. Non è escluso tuttavia che alcune comunità coltivassero cereali. La vita del villaggio è fissata anche nei suoi momenti di gioia nelle pitture  rupestri. Ecco alcune donne intente a pettinarsi , altre in cerchio che battono le mani e altre che danzano insieme agli uomini.
Fra le divinità adorate da questi popoli c’era il sole: Forse è una dea, o la sacerdotessa di una religione agreste, la splendida figura in corsa sotto una nube di chicchi, riprodotta in certi dipinti.
La fine della civiltà preistorica del Tassili coincise con un invasione dal nord. I nuovi popoli, cui l’uso del cavallo e del carro da guerra dava un’indubbia supremazia, costrinsero i pastori ad affrontare per la prima volta giavellotti e scudi. Ma furono davvero essi a vincere, oppure fu il mutamento quasi improvviso del clima a costringere i pastori alla ricerca di nuove terre? Non lo sappiamo: a quest’epoca le meravigliose testimonianze del Tassili cessano. Può darsi che gli invasori li abbiano asserviti, portandoli con se nell’avanzata verso il Niger. E’ qui infatti che vivono i Peul , il popolo pastore dalla pelle ramata, che dalle caratteristiche somatiche e dai costumi si direbbe disceso dagli abitatori del Tassili.
Dopo la conquista , il “ popolo dei carri” dovette lottare contro il clima: le piogge diminuivano e con il disseccarsi dei fiumi scomparirono pascoli e selvaggina. I dipinti lasciati lungo l’itinerario provano che queste popolazioni attraversarono tutto il Sahara e impararono presto a cavalcare.
ZIBABWE
Zibabwe, ossia “ la casa di pietra” come la chiamano gli indigeni, è un grandioso complesso di rovine di antiche costruzioni in pietra sulla sommità e a ridosso di una collina granitica, a picco per 100 metri su di una pianura selvaggia a nord del fiume Limpopo. Fu scoperta per caso da un cacciatore americano, che ne aveva sentito parlare da un missionario. Ma chi documentò la sensazionale scoperta e la rivelò al mondo fu il tedesco Carl Mauch , che organizzò una spedizione nel 1871 , sulla scorta dei racconti sentiti da un capo africano nella missione di un suo connazionale. Abbandonato nei pressi della meta dai portatori , egli fu soccorso dai Karanga. La forzata ospitalità presso questa tribù gli consentì di esplorare la zona . Le costruzioni colossali , in un paese di capanne e fango , le usanze arcaiche , i racconti che sentì convinsero il geologo d’aver scoperto il favoloso paese della regina di Saba, da dove proveniva l’oro usato per il tempio di Salomone. La voce che a Zimbabwe vi fosse un tesoro si diffuse rapidamente e prima che l’autorità potessero efficacemente intervenire , scavi clandestini e ufficiali apportarono enormi danni.
Zimbabwe fu abitata agli inizi del primo millennio a.C. da un popolo indigeno . Essa è solo uno dei 200 e più centri simili, sparsi nella Rodesia meridionale. Tutti questi complessi architettonici , costruiti in un periodo di 800 anni, documentano una fase della storia africana conclusasi prima della colonizzazione europea . Nel tipico recinto di  Zimbabwe, con  le capanne di fango , oggi del tutto scomparse, molte donne erano occupate a modellare del vasellame. Un artigianato trasmesso di madre in figlia in cui eccelso gli Shona.
Ci furono i primi abitanti di Zimbabwe? Quasi certamente i Boscimani, soggiogati nell,Età del ferro da un popolo invasore che si fuse in essi. Furono coltivatori e pastori  . Il bestiame era tenuto in pozzi rivestiti di pietra . L’agricoltura dava miglio, sorgo, legumi . Si coltivavano le pendici con terrazzamenti , si conosceva la concimazione e l’irrigazione . La ricchezza maggiore erano le miniere. I filoni auriferi si addentravano a picco nel sottosuolo; occorreva quindi scavare  cunicoli strettissimi e perciò il lavoro era svolto da donne e ragazze . La tragica frequenza delle frane nelle gallerie, scavate fino a otto metri  di profondità senza puntelli , è documentata dai ritrovamenti . Il minerale staccato con cunei e martelli di pietra , veniva portato al più vicino corso d’acqua dov’era scaldato ed immerso nell’acqua gelida perché liberasse l’oro . Scodello di legno servivano al lavaggio. I primi a sfruttare l’estrazione e il traffico dell’oro furono gli Shona , che giunti nella regione  verso il X o XI secolo , vi si stabilirono come conquistatori e per vivere più sicuri cinsero di mura di pietra le loro abitazioni .
Le mura di Zimbabwe, drizzate a secco fra enormi massi di granito , sono un’impresa senza precedenti nell’Africa meridionale . Quelle più possenti risalgono  al XV secolo , ed è probabile che la nuova tecnica sia stata introdotta dai Rozwi, un popolo negroide che nel 1400 occupò la città e ne fece la capitale di una ricca confederazione. L’esempio più sconcertante di questa architettura è la misteriosa Torre Conica : nessuno è finora riuscito a scoprire la via per entrarvi , né lo scopo per cui fu innalzata. La costruzione delle mura e delle torri era preceduta da un impresa colossale, che richiedeva un vero esercito di scalpellini , manovali, portatori d’acqua , raccoglitori di legname e cavatori di pietra . Per estrarre il granito occorreva arroventare la roccia e poi versarvi sopra l’acqua. Le pietre trasportate con le slitte e rifinite con cura , erano disposte in file gradualmente inclinate all’indietro, a partire da una trincea ben livellata . Due o quattro squadre di operai erigevano simultaneamente la facciata interna e quella esterna delle mura . La mancanza di linee diritte e di angoli retti fa pensare che non si conoscessero la riga e la squadra , ma certamente i Rozwi usarono livella e filo a piombo .
La collina di Zimbabwe era destinata alle cerimonie del culto . Su quest’altura furono seppelliti molti re , dopo che la sede del governo fu trasferita nelle abitazioni della vallata. Il luogo più sacro era il recinto orientale , in cui si trova una caverna dotata di una acustica speciale , sapientemente sfruttata dagli stregoni . Era li che il popoli si radunava per le preghiere collettive e forse per i sacrifici al Dio Mwari implorando la pioggia . Un Rozwi poteva rivolgersi a dio soltanto attraverso i grandi uomini  che “ vivevano nella sua casa” . Per questo i capi defunti venivano chiamati per nome durante la cerimonia . Si pensa che per ricordarli i Rozwi abbiano rappresentato simbolicamente i loro antenati con gli uccelli stilizzati, ritrovati appunto nel recinto orientale. A detta degli studiosi , un altro “registro degli antenati” , tuttora in uso presso i Venda, era costituito dalle punte di lancia di ferro o di bronzo dei capi , accuratamente conservate avvolte in pezzi di stoffa.
Il Mambo , ossia il re Rozwi sacro al pari di una divinità , viveva circondato da una primitiva magnificenza , sottratto a ogni contatto con il popolo . Abitava con le mogli e i familiari nel tempio , un complesso di costruzioni chiuso da alte mura . Si spostava attraverso passaggi nascosti e viaggiava attraverso i suoi domini in palanchino. I Mambo furono grandi cacciatori , costruttori di palazzi, indovini . L’ultimo Chrisamuru fu ucciso nel 1834  e suggellò con la sua fine la fierezza della propria stirpe : quando vide che l’unica possibilità di scampo all’invasione  era la fuga , si fece portare “nel luogo  delle zanne” dove erano più vive le memorie del suo popolo, e si lasciò fare a pezzi da un’orda di Ngoni.
La capitale fu distrutta : il bestiame , donne e giovani furono deportati nel Tanganica. Alcuni decenni dopo , i pochi superstiti , perduta la speranza di ricostruire la comunità , abbandonarono le rovine  e furono assorbiti da altre tribù . In meno di un secolo e mezzo  Zimbabwe , cuore di uno stato africano non meno importante  del Ghana o de Mali , divenne un enigma o piuttosto una tragedia dimenticata.
All’inizio del 1930 , a sud di Abu Simbel , è stata fatta una delle più sensazionali scoperte della storia dell’archeologia africana.  Scavi di prova su massicci tumuli lungo le rive del Nilo portarono in luce  le tombe del “ Gruppo X” , una misteriosa civiltà , nota attraverso scavi e documentazioni di antichi scrittori , ma non ancora ben identificata. Le tombe di Ballana o di Kostol , in gran parte saccheggiate dai predoni , fornirono preziose indicazioni sui rituali barbari e guerreschi di questo popolo , che nei primissimi secoli della nostra era ebbe ricchissimi scambi commerciali e culturali con l’Egitto romano e bizantino.
Quali sono le origini del “Gruppo X” ? Forse furono tribù guerriere nomadi provenienti dal deserto , ribelli alla conquista romana ; forse venivano da Meroe , antichissimo centro di civiltà  fra l’Atbara e il Nilo , ricacciati qui dalla conquista degli Abissini .
La più sorprendente delle tombe di Ballana, è quella di Silko , il re dei Nuba, celebre per una serie di vittoriose campagne contro la tribù rivale dei Bemmi che premeva ai confini del suo territorio. Silko era disteso in una bara di legno , sotto un baldacchino di cui rimanevano ben pochi resti; portava l’armamento completo di un guerriero africano , con le insegne di comando e una pesante corona tempestata di pietre preziose. Nella cella accanto fu ritrovata la regina, circondata dagli schiavi e dalle dame di compagnia . La ricostruzione della tomba ci permette di immaginare come avvenivano le esequie e il rituale massacro , ereditato dalle usanze analoghe della vicina Meroe e praticato ancora recentemente  da qualche tribù  sudanese . Gli schiavi, destinati ad essere sepolti col loro padrone , portavano la corona del re e i suoi oggetti più preziosi . Cavalli e cammelli riccamente bardati venivano  condotti giù da una rampa nel cortile antistante le stanze funerarie e uccisi a colpi di scure ;accanto a essi erano sepolti i palafrenieri.
Tra gli imperi più potenti che fiorirono in Africa, e fondati da Africani, troviamo il Ghana. Le sue origini risalgono al trecento dopo Cristo, ma sono ancora avvolte nel mistero. Taluni studiosi sostengono che fu fondato dai Berberi e che vi si insediò, verso il secolo VIII, una stirpe negra. Nel mille quando era all’apice della potenza, aveva un immenso territorio, esteso dalle rive del Niger a ovest fino all’Atlantico, e terminava con il Sahara . Le sue relazioni commerciali erano fiorentissime: importava rame, sale , stoffe, broccati; esportava soprattutto polvere d’oro. E appunto Costa d’Avorio fu battezzata dai portoghesi questo territorio, oggetto di lotte accanite tra i vari stati colonialisti europei.
La capitale , Ghana o Kombi, secondo notizie attendibili era formata da due città, una musulmana e l’altra pagana, costruite su due colline. La città musulmana aveva splendide moschee e palazzi. Studiosi di gran fama vi si davano convegno, e vi si conduceva una vita raffinatissima. Le enormi ricchezze suscitarono la cupidigia dei vicini. Nei frequenti tentativi di conquista ebbero la meglio gli Almoravidi, che conquistarono la capitale e la misero a sacco nel 1076.
Gli Almoravidi, i monaci guerrieri negri, che avevano iniziato una spietata guerra santa contro le tribù refrattarie all’islamismo, dopo la presa di Kombi dominavano su un esteso territorio del Sudan. Molte popolazioni si ribellarono ed entrarono ben presto in lotta tra loro per la supremazia.
Dalla sanguinosa contesa  uscì vittorioso il Mali, che riuscì ad assicurarsi il controllo del paese dei Wangara, il più ricco di miniere d’oro. Le basi di questo nuovo impero furono poste dal capo Sundiata , che oltre a essere famoso per le campagne militari va ricordato perché tenne una saggia politica di pace, incoraggiando l’agricoltura e introducendo su vasta scala la coltivazione del cotone. Sotto Sauna, un ambizioso schiavo affrancato giunto al potere con un colpo di mano, il paese raggiunse il massimo della grandezza militare ed economica.
Con Mausa Musa, che conquistò il Songhai, l’impero del Mali ebbe un estensione grandissima; la sua influenza si dilatava praticamente su tutta l’Africa occidentale. Alla morte di quest’ultimo re cominciò la decadenza. Le ribellioni all’interno e ai confini si fecero sempre più frequenti, finché le varie città sottomesse riacquistarono l’indipendenza.
Mentre il Mali si disgregava, andava acquistando potenza il Songhai, che soppiantò lo stato rivale liberando Timbuctù, conquistata dai Tuareg. . L’ultimo grande impero africano raggiunse il massimo splendore nel 1400 con Askia il Grande. Con lui, che alle doti militari unica capacità eccezionali di amministratore, le città di un tempo conquistate dal mali, Gao, Walata, Djenne, diventarono importanti centri di cultura. Il suo splendido regno, che nessuno dei sovrani africani riuscì a eguagliare, fini dopo trentacinque anni quando i tre figli si ribellarono. Askia abdicò, pur di evitare la guerra civile, e lasciò una struttura di governo talmente solida che per sessant’anni riuscì a resistere alle pressioni interne ed esterne.
Neo 1592 i Marocchini conquistarono Timbuctù, ponendo fine all’impero. Per dare un idea dello sviluppo culturale raggiunto dall’Africa occidentale nel XVI secolo basti ricordare che nel sacco di Timbuctù andò distrutta una biblioteca fra le più grandi del tempo.
Il colpo decisivo alla civiltà negra fu inferto dal commercio degli schiavi. A quante migliaia ammontano gli uomini  deportati in terre lontane? E’ impossibile fare il calcolo esatto. Secondo un autorevole storico inglese prima del 1776 furono razziati almeno nove milioni di negri e portati in tutto il mondo, soprattutto nelle Americhe. Una recente inchiesta americana giudica questa cifra inferiore alla realtà.

lunedì 11 ottobre 2010

I CINESI

I   CINESI

La Cina con quasi 10 milioni di chilometri quadrati di estensione , è al terzo posto  , in ordine di grandezza , dopo l’Unione Sovietica (oggi divisa in vari stati) e il Canada. Data la sua particolare posizione ha climi assai diversi.. I suoi confino non sono ben definiti e ciò a rappresentato sempre uno dei drammi del suo popolo . Il vastissimo territorio è sempre stato interessante anche dal punto di vista archeologico . Esso infatti può contare oltre duecento località in cui i ritrovamenti dell’età neolitica superiore (5000 anni fa) hanno offerto reperti d’inestimabile valore scientifico . Per mezzo di essi è stato possibile come le culture neolitiche originali fossero principalmente tre: la prima ebbe sede lungo il corso del Fiume Giallo; la seconda più recente  a est della bassa pianura dello stesso fiume ; la terza detta del sistema Meridionale , si estendeva su tutto il resto della Cina , dal bacino dello Yangtze fino al mare.
I ritrovamenti archeologici dimostrano che la culla della grande nazione cinese fu il territorio che si estende fra la media e la bassa vale del Fiume Giallo. Le ampie terre coltivabili , la ricchezza delle acque l’abbondanza dei minerali fecero di questi luoghi un centro operoso e attivo fino dall’antichità più remota. Queste zone sono i primi centri d’insediamento umano che si conoscono in Cina, risalgono secondo gli storici  a 45.000 anni prima di Cristo.
I più antichi manufatti , oggetto di grande interesse archeologico , risalgono al periodo tra il quarto e il terzo millennio avanti Cristo , cioè al periodo neolitico della civiltà cinese. Sono archi e frecce , basamenti di capanne circolari , forni ed altri oggetti di uso domestico e agricolo . Possiamo così dedurre che in quel periodo veniva già praticata la cultura del miglio ed erano addomesticati diversi animali , fra cui il maiale , il cane, il bue  e la pecora .  Le capanne erano riunite in villaggi.
Un’epoca molto più recente , di cui si ha conoscenza più esatta grazie a antiche iscrizioni è il periodo della dinastia Shang, che iniziò verso il secolo XVI e terminò verso XI  secolo avanti Cristo. Prima ricchezza di quel periodo furono i cereali , miglio e grano , ma già conosciuto era l’allevamento del baco  da seta e l’aggiogamento del bue e del cavallo per il lavoro agricolo. Ma forse il segno più evidente di un superiore grado di civiltà fu la capacità acquisita da quegli antichi popoli di controllare le acque impetuose del Fiume Giallo , da sempre un incubo per i popoli cinesi.
Le raffinate capacità nella tecnica metallurgica , l’uso della scrittura  a caratteri ideografici , la profonda conoscenza dell’astronomia ci presentano già un popolo di alta civiltà , capace di organizzare una vita complessa , di creare delle strutture sociali il cui fondamento durò poi per molti secoli . Gli storici identificano il periodo della dinastia Chou con il feudalesimo cinese . Questo periodo , che durò quasi 500 anni , ebbe inizio verso il 1120 a. C.. Analogamente a quanto avverrà per l’ordinamento feudale europeo , quasi duemila anni dopo , il vasto territorio cinese fu diviso in feudi cui presiedevano dei signori . La piramide burocratica , che aveva il suo vertice nell’Imperatore , si articolava in una divisione di territori , ciascuno con autonomie proprie , ma legato allo Stato sia per quanto riguardava i tributi sia per l’obbligo della comune difesa. La forza economica dominante si basava anche allora sui contadini . L’agricoltura infatti, e l’artigianato che in gran parte da esso dipendeva , raggiunsero in quel periodo eccellenti livelli.
La popolazione cinese, assai numerosa, anche se sparsa su un vasto territorio , ha sempre rifuggito dall’agglomerarsi  i centri urbani colossali.. L’urbanesimo era un fenomeno  pressoché sconosciuto ai Cinesi , che vivevano in una miriade di  piccoli centri disseminati nella campagna. Le poche città di un certo rilievo erano comunque tutte difese da mura e strutturate in maniera assai elementare: forma rettangolare con due grandi vie trasversali e perpendicolari fra di loro . Un tamburo o una campana , piazzati sulla sommità di una torre al centro della città , segnavano lo scorrere  del tempo. Le porte rimanevano chiuse tutta la notte, dal tramonto all’alba.
Le città, le più popolose delle quali non superavano i ventimila abitanti, avevano spesso mercati fiorenti, attività artigiane notevoli e rappresentavano, anche dal punto di vista amministrativo locale , delle comunità autosufficienti.
I cinesi circondavano la figura del loro imperatore di un alone mitico, in quanto per essi il vertice di ogni potere politico era allo stesso tempo anche il vertice di ogni autorità religiosa. L’apparato favoloso che circondava la vita stessa dell’imperatore favoriva e perpetuava una tale mentalità religioso-politica . Il lusso, lo sfarzo, la magnificenza di tutto il complesso apparato imperiale, la fantasmagoria del colori, caratteristica del mondo orientale, esplodevano alla corte del sovrano cinese in modo così violento da abbagliare la già fertile e suggestionabile fantasia della gente più modesta.
Il succedersi delle dinastie non avveniva sempre in modo pacifico, fu anzi spesso il frutto di acerrime guerre di palazzo, in cui la violenza e la prepotenza si manifestavano in forme assai cruente.
Durante il VII secolo a.C. , quarto della dinastia , iniziò la decadenza dei Chou , cui seguì un periodo, chiamato dei Regni Combattenti , il quale durò circa due secoli e mezzo. Alla fine ebbe il sopravvento la breve dinastia Ch’in, che ebbe l’indiscutibile merito di unificare tutta la Cina . Ciò avvenne grazie alle capacità personali dell’imperatore Shih Huang-ti, ma anche a causa dell’irreparabile disgregamento della società feudale precedente. Accentramento politico, comando centralizzato e autoritarismo del sovrano, sostenuti da una potente burocrazia direttamente responsabile davanti all’imperatore, crearono in breve uno stato solido, bene organizzato e sicuro. Si pensi che furono unificati non solo le misure, i pesi e la scrittura, ma perfino la lunghezza degli assi dei carri.
L’imperatore Shih Huang-ti, che diede inizio alla più breve delle dinastie Cinesi, fu probabilmente il più grande imperatore cinese di tutti i tempi. I suoi meriti infatti non si esauriscono nel fatto di avere unito e riordinato il vasto impero, egli allargò i domini ed ebbe l’intuizione di difenderli per mezzo di un potentissimo strumento che ancora oggi riesce a strabiliare  per la sua imponenza: la Grande Muraglia. Nata come difesa dagli assalti esterni essa riuscì a resistere ai nemici per secoli. La costruzione della Muraglia iniziò appunto durante la dinastia Ch’in nel III secolo avanti Cristo. Alcuni dati possono essere sufficienti: 6000 chilometri di lunghezza (mille chilometri più della larghezza dell’Europa) , altezza che varia dai 5 ai 10 metri, costruzione possente formata da due mura unite fra loro da una massicciata adibita a strada , camminamenti sotterranei per la conservazione di armi e vettovagliamenti.
Dopo il consolidamento dello stato Cinese avvenuto per opera della dinastia Ch’in , ben quattro secoli di storia cinese furono dominati dalla dinastia  Han , che ebbe il grandissimo merito di dare una precisa fisionomia alla cultura, alla politica, alla morale e all’economia. Le due classi tipiche della struttura sociale cinese, contadini e burocrati, si svilupparono in modo definitivo . I primi rappresentavano la classe produttiva, gli altri quella amministrativa e tecnica. Da notare che la carriera burocratica era aperta a tutti, non quindi legata alle origini, ma unicamente alla cultura e alle capacità personali.
Oltre che amministratori, la burocrazia forniva anche tecnici per aziende agricole, artigiane , e per costruzioni belliche. Queste ultime erano più che mai necessarie per la difesa degli assalti nemici. Solo nel 119 a.C. , infatti i cinesi riuscirono a concludere la lunga e sanguinosa guerra contro gli Unni e a occupare definitivamente la regione del Kansu.
Con la vittoria sugli Unni si apriva quella via di comunicazione con l’Europa che venne poi chiamata “ via della seta” dal nome del prodotto tradizionale della Cina.
Quasi leggendaria è l’origine dell’allevamento del baco da seta ed è certo che esso risale ai tempi più remoti. La scoperta, la manifattura e l’industria della seta furono tipiche del popolo cinese, che da esse trasse per millenni una inesauribile fonte di benessere, di ricchezza.
Un’altra grande scoperta di questo popolo dall’inesauribile ingegnosità fu quella della carta. Dalla scorza di diversi alberi veniva ricavata una massa di fibre resistenti che  , dopo avere subito una serie di trattamenti speciali, poteva venire ridotta a fogli candidi e sottili adatti per scrivere.
La via della seta incrementò i traffici e le comunicazioni; fu sentita di conseguenza la necessità di spostare più a sud la capitale : da Changan, nello Shensi, a Loyang, nel Honan.
I cinesi non avevano una religione ben definita , possedevano solo un’idea confusa in Dio. L’imperatore, chiamato “ Figlio del cielo” , era l’intermediario cui rivolgere preghiere e voti. Era infatti proprio l’imperatore che si faceva  guida religiosa del suo popolo verso l’Ente supremo. I sacrifici erano analoghi a quelli dei popoli primitivi: offerte di cibo e immolazione di animali. Il primo pensatore religioso importante fu Lao-tzu (604 a.C.) che diede inizio al cosiddetto Taoismo, una credenza fondata sul principio supremo che tutto il creato è governato da una legge di eterna armonia.
Bisogna però arrivare fino a Confucio , che nacque a Lu nello Shantung durante la dinastia dei Chou, nel 551 a.C., per incontrare il riformatore religioso fondamentale della Cina. Dopo una vita di equilibrio umano, spirituale e  sociale, dedicata in gran parte all’aiuto del prossimo, per l’invidia di molti fu costretto a peregrinare da una città all’altra, finché si ritirò in campagna presso Ch’en, dove morì nel 479. Lasciò molti scritti in cui indica la via del perfezionamento per mezzo della virtù e il modo per costruire una società priva di ingiustizie.
L’elemento architettonico delle costruzioni cinesi che più colpisce la fantasia degli occidentali sono i caratteristici tetti sporgenti e rialzati . All’origine di questo stile esiste una necessità non tanto estetica , quanto funzionale. Nella costruzione delle case , infatti prevale il legno il quale è molto spesso decorato anche all’esterno , laccato e verniciato ; i muri portano decorazioni in metallo ; in maiolica, in porcellana ; il tetto notevolmente sporgente serve quindi a proteggere dalle intemperie le rifiniture esterne della casa. La raffinatezza dei costruttori ha saputo sfruttare questa necessità funzionale anche a scopi strettamente stilistici.
I luoghi di culto più famosi della Cina erano le pagode , situate spesso in zone di montagna . La loro bellezza è ancora oggi in gran parte visibile  Ricche di cortili circondate dalle celle dei bonzi , possedevano anche molti luoghi per accogliere animali , portici lunghissimi e ricchi di sculture , padiglioni con logge ornate di statue di pietra e di bronzo . I tetti lucenti di mattoni ,verniciati nei colori dominante verde e giallo , erano arricchiti di dragoni e figure mitiche . Una torre a forma di cupola dominava il complesso architettonico . Sotto la cupola si allargava il tempio di forma quadrata , ricco di mosaici e di bassorilievi in pietra, raffiguranti mostri e animali.
Fra il I e il II secolo d.C. la Cina conobbe una nuova religione : quella di Buddha , proveniente dall’India . I sacerdoti di questa religione erano chiamati bonzi e divisi in due gruppi: uno dedito alla vita contemplativa , l’altro alla vita attiva.
Contemporanea all’espandersi della religione buddista e la prima invasione dei barbari , cioè delle tribù stanziate nelle steppe nordiche. Erano questi dei gruppi continuamente in guerra tra loro , nomadi e quindi sempre alla ricerca di nuovi territori da sfruttare. Fra il 317 e il 386 d.C. si alternarono sul trono cinese di Loyang nei sedici dinastie barbare , che arrecarono un danno incalcolabile all’economia agricola . La più vasta zona del sud , non contaminata dalle invasioni barbare, fu pure sconvolta da un caotico succedersi di dinastie . A ciò si aggiunse una profonda corruzione dell’amministrazione pubblica che, cosa allora sconosciuta in Cina , portò alla trasformazione della classe dirigente in casta ereditaria . L’affluire dei popoli nordici nel sud favorì la totale utilizzazione della terra e più evolute tecniche produttive. Una delle classi in cui si divideva il mandarinato era quella dei “ mandarini di guerra” . Tali cariche si possono  paragonare a quella degli ufficiali moderni ; esisteva infatti una dettagliata divisione di compiti : mandarini della retroguardia , dell’ala sinistra , dell’ala destra , del corpo di battaglia , dell’avanguardia . La burocrazia dei mandarini era congegnata in modo tale per cui ciascuno di essi era vigilato e vigilante. I soldati , in genere, non prendevano troppo sul serio la guerra e chi la comandava . Spesso più che di eserciti si trattava di accozzaglie disordinate e tumultuose poco inclini ad ascoltare i richiami dei loro mandarini
Soldati di professione e quindi di diversa tempra erano i Tartari . Reclutati specialmente nelle provincie settentrionali , essi erano perfetti nel momento dell’assalto. Privi però della pazienza , indispensabili alla difesa , erano poco adatti a tenere le posizioni conquistate. Una dinastia del nord di sangue misto , quella Sui, riuscì a unificare la Cina verso il 589 d.C. Opera fondamentale per l’unificazione delle due zone in cui era divisa la Cina , il nord e il sud , fu la costruzione del canale imperiale che collegava Sian e Kaifeng nel settentrione  a Hangchow nel meridione . Per oltre mille anni  questa gigantesca opera fu la principale via di comunicazione e di traffici . Per mezzo di essa si realizzò quella unificazione politico-economica che doveva durare poi per lungo tempo. Si calcola che circa tre milioni di persone, cioè la metà di quanti erano impegnati nella costruzione del canale, perirono durante i lavori.
I Cinesi , sono per natura un popolo gaio : divertirsi non fu mai per loro un’impresa difficile, anche nei periodi più oscuri della storia . In questo furono favoriti dal gusto per i giochi :carte, dadi, morra, scacchi, domino. Un gioco crudele era quello della lotta degli animali , specialmente galli , quaglie e grilli, diffusissimo in tutto l’oriente. Le scommesse che seguivano a questi combattimenti erano severamente proibite dalle autorità . Tipico gioco dei ragazzi era il “ cervo volante” notissimo anche in Europa, ma che in Cina ha sempre avuto forme e colori particolarmente eleganti e vari.
Le danze cinesi di carattere religioso e militare erano assai numerose e sempre accompagnate da musiche e canti.
La dinastia T’ang , che succedette alla dinastia Sui , aprì alla Cina uno dei periodi più fulgidi della sua storia . La civiltà cinese raggiunse nell’arte il culmine della raffinatezza e il più alto prestigio nella politica . L’arte T’ang rimane ancora oggi a testimoniare  un grado di perfezione difficilmente uguagliabile . La Cina divenne centro politico dominante in Asia , mentre il consolidamento amministrativo ridava ordine al’interno . L’agricoltura e l’artigianato raggiunsero un grado di espansione di cui il miglior frutto fu un solido equilibrio fra le varie categorie della società. Anche sul piano militare la dinastia T’ang segnò una notevole espansione territoriale. Fu ancora una rivolta contadina ad abbattete la potenza T’ang , verso la fine dell’800 , la corruzione della burocrazia e i cattivi raccolti risvegliarono nella gente dei campi un sano desiderio di giustizia e di ordine . Le rivolte contadine nella storia della Cina , come si vede, furono spesso determinanti.
Tramontata la gloriosa dinastia T’ang , e dopo mezzo secolo di lotte intestine , la Cina ritrovò il suo equilibrio nell’epoca dei Sung , che ebbe inizio nel 960 . Questa dinastia fu forse la più ricca  di contraddizioni : infatti mentre le arti e le scienze continuarono lo splendore dell’epoca T’ang , la politica decadde miseramente . Causa prima di tale decadenza furono le infiltrazioni dal nord di popoli barbari , i quali via via assunsero un peso politico sempre più pericoloso , riuscendo addirittura a creare un regno con capitale Pechino . Anziché combatterli , l’imperatore Sung non trovò di meglio che pagare la loro amicizia .
Con alterne vicende , gli accordi tra i Sung e i barbari si protrassero fino all’inizio  del XIII secolo , quando ai confini si delineò la grande minaccia mongola.
Sembra siano stati i cinesi a scoprire la polvere da sparo . Dalla Cina comunque vennero  le prime notizie che parlavano di “ canne tonanti” , di “fuochi scagliati contro il nemico” le quali nell’Europa del secolo XIV furono prese più come favole che come realtà . C’è anche chi afferma che l’uso della polvere da sparo risalga in Cina al Mille.
E’ vero anche che i cinesi non ne seppero approfittare in modo efficiente nell’arte militare . La polvere tonante servì loro più spesso come gioco . La sua manipolazione era conosciuta da ogni cittadino , che usava largamente per preparare fuochi d’artificio , arte in cui i cinesi si sono sempre distinti. Solo verso il 1600essi cominciarono ad applicare in modo più serio la polvere da sparo nell’arte militare.
I tentativi di assalto alla Grande Muraglia da parte dei Mongoli guidati dal loro terribile capo Gengis Kan , avevano avuto inizio nel 1210. Solo due anni dopo però i barbari riuscirono ad avere il sopravvento ; la Muraglia che per secoli aveva assolto il suo compito , era ormai superata ; la Cina per la prima volta perdeva l’indipendenza . Nel 1279 a Canton avvenne lo scontro definitivo tra Gengis Kan e l’ultimo degli imperatori Sung . Iniziava così il secolo di dominazione Mongola. Il compito di occupare completamente il territorio cinese non spettò comunque a Gengis Kan  , ma al nipote Kublai Kan , il più grande fra tutti gli imperatori mongoli . A lui succedettero imperatori inetti . L’estrema decadenza favorì ancora una volta l’opposizione dei contadini. Essi , col nome di “ turbanti rossi” riuscirono ad abbattere il dominio mongolo. Il capo della rivolta, entrato vincitore in Pechino , fu acclamato imperatore e divenne l’iniziatore di una nuova dinastia: quella Ming.
Il capo dei “turbanti rossi” era figlio di poveri contadini e si chiamava Chu Cuan chang. Egli diede alla sua dinastia  il nome di Ming che significa “luminosa” e tale in effetti fu, continuazione di un passato di potenza, di ordine, di bellezza . Essa prima di tutto capovolse la situazione in cui si erano venuti a trovare  i contadini per opera dei successori  di Kublai , che li avevano privati della terra e degli strumenti per poterla lavorare. Un più accorto sistema di irrigazione permise di sfruttare più ampi territori che vennero naturalmente divisi tra i contadini sostenitori  della politica Ming. L’espansione agricola favorì tutta l’economia. La pace tornata dopo cinque secoli di continue invasioni barbare, permise il sorgere di nuove città , di nuovi mercati e di più intensi traffici. La coltura del cotone, assai diffusa, incrementò l’artigianato manifatturiero, che via via si trasformò in vera e propria industria.
Iniziata nel 1378 la dinastia “luminosa” fiorì per ben tre secoli, fino al 1644.
Anche la luce della dinastia Ming pur così splendente , conobbe il suo tramonto , e furono ancora i contadini , dopo quasi tre secoli, a ribellarsi agli ultimi tiranni (1644) , ottenendo su di essi una strepitosa vittoria . Questa volta però si verificò un fatto nuovo: la classe dirigente , spaventata dalla rivolta , chiese in massa l’aiuto alle tribù mancesi confinanti, le qali ben volentieri accorsero, ma si stanziarono in Cina da vere padrone.. Esse fondarono la seconda dinastia barbara, i Ch’ing, destinata ad essere l’ultima della storia cinese: durò infatti fino al 1911.
La dinastia favorì l’incremento della produzione agricola e l’adozione di culture intensive tuttora tipiche della Cina. L’aumento sproporzionato della popolazione vanificò però in parte lo sforzo produttivo. L’artigianato sotto la dinastia  Ch’ing si avviò ad assumere aspetti di vera e propria industria. Al progresso economico non corrispose tuttavia un analogo progresso sociale e ciò fu la causa del decadere della cultura cinese  nei confronti di quella occidentale.
La società contadina, che fu sempre il più solido fondamento della  vita cinese , aveva nella famiglia il primo e più valido nucleo. A capo di essa era il padre , allo stesso tempo patriarca , reggitore e perfino giudice  di tutta la società familiare, ivi comprese le persone che a essa erano legate non per parentela, ma per vincoli di dipendenza.La figura del padre era circondata da estrema venerazione  sia in vita che in morte , rappresentando essa la continuità della stirpe. Il culto dei morti era un aspetto dei vincoli familiari che durava anche oltre la vita terrena . La volontà del capostipite si perpetuava così per decenni e favoriva l’unione fra i suoi discendenti. Alle madri spettava il compito dell’educazione dei figli, per i maschi essa aveva termine con l’età della scuola, per le femmine invece durava fino al matrimonio . La pietà filiale era incoraggiata dalle pubbliche istituzioni e rappresentava uno dei vertici morali cui potesse giungere un giovane cinese.
In un territorio così esteso come quello cinese , il problema dei trasporti fu sempre uno dei più sentiti , sia per quanto riguarda i traffici , sia per la necessità della difesa. Già abbiamo parlato del grande canale imperiale, arteria di maggior traffico commerciale del tempo , ma notevole fu anche lo sforzo dei Cinesi per realizzare una rete che fosse adeguata al costante aumento della popolazione. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto , tipici sono rimasti i leggeri carrozzini trainati da un uomo, i risciò. Meno conosciuto , ma assai diffuso era anche il carretto a vela , che riduceva la fatica dell’uomo addetto ai trasporti. Le portantine , analogamente a quelle europee , erano riservate ai dignitari , ai signori, ai ministri in quanto era ritenuto disdicevole per tali persone camminare . I trasporti moderni , come i treni e le automobili, entrarono in Cina molto tardi, ma ebbero subito un notevole sviluppo, favorito dalla vastità del territorio.