geronimo

giovedì 23 settembre 2010

I VICHINGHI

I   VICHINGHI

Chi erano i Vichinghi? Con questo termine che nell’antico norvegese vuol dire Pirata , indichiamo oggi i popoli scandinavi vissuti fra l’800 e il 1050, ma le fonti dell’epoca se ne valgono raramente, preferendone altri più lusinghieri : re del mare, corsieri delle onde, Normanni, cioè uomini del nord.
Questi popoli, stanziati lungo i fiordi  della Norvegia , le inospitali coste baltiche e danesi, cercarono la loro ragione di vita sul mare già all’epoca del bronzo . La loro affermazione va di pari passo  con il decadere dell’ importanza commerciale del Mediterraneo, dopo la caduta dell’impero romano, ma già Tacito parla delle navi Vichinghe a due prore. La loro epopea durò 250 anni e, a dare ascolto soltanto alle affermazioni di chi professava la fede cristiana, su questi “ pagani” pesa una condanna schiacciante. Ma saccheggi e distruzioni furono la conseguenza inevitabile della lotta per il predominio commerciale  contro avversari che, per quanto cristiani, non usavano certo sistemi migliori.
I popoli scandinavi fecero il loro ingresso ufficiale nella storia europea nel VIII secolo, all’epoca di Carlo Magno . In questo periodo la piaga della pirateria nel Mediterraneo era tale da impedire i traffici europei con l’Asia e l’Egitto.
Scandinavi e danesi , abili compratori e fornitori  di oggetti pregiati  come pellicce, miele e schiavi , divennero il fulcro del commercio con l’Asia. Con i loro “draghi” giunsero alle coste d’Inghilterra e d’Islanda, risalirono l’Elba, la Senna, la Schelda, la Mosa , la Loira. Riuscirono a competere con le più ricche città della Francia e della Spagna, con i più fiorenti empori d’Italia. Nell’estremo nord toccarono  l’Islanda e la Groenlandia; verso il 1000 qualcuno sostiene che approdarono  al Labrador e alle coste del Nord America. A est giunsero fino a Bisanzio; si irradiarono per tutta la Russia a cui diede il nome Rurik, che vi si stanziò con la sua tribù. I Rrusij.
Il libro sacro dei Normanni, l’Havamal , ci fa conoscere la loro filosofia dell’esistenza, improntata a profondo pessimismo. La vita è difficile ma vale la pena viverla, a patto di non perdere la propria libertà o la capacità di provvedere a se stessi. Per quanto faticosa l’esistenza offre a ciascuno di noi delle circostanze favorevoli: bisogna imparare a sfruttarle per raggiungere il successo  e dare un contributo alla società di cui facciamo parte.
Essere liberi è soprattutto questo : usare le facoltà intellettuali  per dominare le avversità, e fare della nostra vita qualcosa di degno nel ricordo. Per questo il bene più grande sono i figli , che più validamente perpetuano la memoria dei padri. Gli uomini del nord avevano molti poeti di corte e li tenevano in grandissima considerazione. Gli aedi cantavano la morte e le gesta di grandi uomini in canzoni dallo schema rigido, che interpretavano essi stessi rallegrando i banchetti. Nessun principe degno di rispetto  s’avventurava in guerra senza il suo bravo seguito di poeti, pronti a tramandare la sua gloria.. In quanto agli aedi , non facevano mistero di scrivere per danaro. Nel X secolo ci fu un poeta, Egil, che compose un poema addirittura per salvarsi la pelle : caduto nelle mani del suo peggior nemico, Erik Blodax, e condannato a morte, in una sola notte scrisse venti deliziose stanze in onore del re. Erik, fatto il bilancio tra sete di vendetta e immortalità, accordò la grazia a Egil.
I Vichinghi praticavano sia l’inumazione, sia la cremazione.  Generalmente sulle sepolture venivano drizzati tumuli , sulla cui sommità si disponevano delle pietre a formare la pianta di una nave. Ma uomini e donne d’alto lignaggio avevano talvolta come sepolcro una nave, con ricchissimo corredo funebre. Quando moriva un capo, amici e parenti decretavano  dieci giorni di feste funebri. Mentre si svolgevano giochi e banchetti, si preparava la cerimonia della cremazione. Ecco come uno storico arabo descrive il funerale di un principe dei Rusij: “ Sulla nave tirata in secco, drizzavano una tendae là deposero il morto, vestito delle sue più ricche vesti e la riempirono delle offerte votive. Secondo il loro rituale sacrificarono due cavalli, due mucche e il cane. Poi salì  sulla nave la fanciulla che voleva seguire nella tomba il suo padrone. Cantava , levando la tazza colma d’idromele… Una vecchia, l’Angelo della Morte, la portò nella tenda , l’uccise e l’adagiò accanto al re. Allora il parente più stretto del morto appiccò il fuoco; tutti gli uomini avvicinarono le torce e così diedero inizio all’ultimo viaggio del loro re “.
A Gamla Uppsala vi è un paesaggio di strane colline, costruite dall’uomo; sono più di mille sepolture . Dove ora sorge un’antica chiesa, si levava l massimo tempio pagano dei Vichinghi. Adamo di Brema uno storico dell’XI secolo, ce lo descrive interamente rivestito d’oro . A Uppsala venivano adorati Freja, dea dell’amore e Odino.  Thor, altrove dio della guerra, era qui considerato  il padre degli dei.  In suo onore, ogni nove anni si celebravano a Uppsala feste grandiose. I Vichinghi giungevano al tempio da ogni parte della Svezia e per implorare il favore del dio gli ofrivano tutto ciò che avevano di più caro : bestiame, cani, cavalli, e persino vittime umane.
A Thor , dio del tuono e della guerra, erano particolarmente devoti i guerrieri che portavano amuleti d’oro col suo simbolo perché concedesse loro di morire sul campo. Chi moriva in battaglia era condotto dalle Walchirie ( mitiche fanciulle della religione degli antichi germani al servizio di Odino: raccolgono i morti in battaglia e li portano nel Walhalla) al Walhalla e sedeva al banchetto degli dei.
Le case dei Vichinghi erano solidamente piantate al suolo , con muri bassi e spessi; erano studiate in ogni particolare  per resistere ai rigori di un clima inclemente. Ben difese dalle raffiche di vento, con poche e piccole finestre che si aprivano dove cominciava il tetto, rivolte verso il cielo per sfruttarne più a lungo la luce. Il tetto era simile ad uno scafo rovesciato ; il vento vi soffiava senza trovare resistenza, come l’acqua sotto la chiglia della nave vichinga. Il vivissimo senso dell’ospitalità di questo popolo è documentato dalle opinioni dei contemporanei  e dalle norme del saper vivere che i vichinghi ci hanno lasciato: un perfetto codice di onestà . L’ospite era sacro ed il padrone di casa si adoprava in ogni modo perché si sentisse a suo agio ; gli riservava la parte migliore della casa e lo allietava con conversazioni interessanti e con lieti banchetti, in cui raramente il senso della misura veniva dimenticato.
In un epoca in cui le norme igieniche più elementari non erano  tenute in eccessiva considerazione , i vichinghi ritenevano  indispensabile offrire all’ospite la possibilità di prendersi  un confortevole bagno . Resti di stabilimenti termali  sono stati ritrovati nelle fattorie più isolate e più antiche della Danimarca . I contemporanei anglosassoni annotavano con stupore  nelle loro cronache il piacere evidente degli uomini del nord per i bagni caldi e freddi, un’abitudine che spiega  la diffusione della sauna attuale anche fra gente di modesta condizione.
Come vestivano i Vichinghi? I ritrovamenti delle tombe ci parlano di una moda pratica  e raffinata a un tempo . Gli uomini indossavano pantaloni e casacca di lana o di seta, su cui portavano spesso un mantello, più o meno pesante. A seconda della stagione avevano in testa un berretto di tela o di pelliccia. Gli uomini portavano la spada infilata alla cintura e usavano il cavallo press’a poco come ai nostri giorni  s’usa l’automobile. Più il padrone era ricco , più erano suntuosi i finimenti della sua cavalcatura , incrostati d’argento  e con boccole di bronzo dorato.
Gi abiti femminili , di lana, di seta o di lino non erano da meno di quelli maschili. Collari a maglia d’oro , fibule d’argento  di ricercata cesellatura , bracciali e pendenti di pietre dure, d’argento o di vetro, costituivano l’indispensabile corredo di ogni dama.
Per i Vichinghi la nave era la ragione  stessa della vita e perciò era oggetto di ogni cura. Lungo i secoli , l’arte della costruzione navale  perfezionò un tipo d’imbarcazione dalle caratteristiche costanti variandone solamente dimensioni e particolari.
Progettata per correre i mari in condizioni abitualmente avverse, la nave vichinga differiva profondamente  da quella dei popoli mediterranei. Ai remi , per quanto numerosi , era affidata una funzione secondaria : la principale fonte di trazione era il vento. I Vichinghi furono forse i primi  a sfruttare l’arte della navigazione  a vela, che permise loro  le straordinarie imprese in mare aperto al tempo in cui anche i popoli più progrediti , come Cinesi e Arabi , praticavano quasi esclusivamente la navigazione costiera.
Per offrire la minima resistenza alle onde , lo scafo, simile a quello di una canoa, non si immergeva che pchissimo nell’acqua. Le prue, alte e ricurve, terminavano con una fantasiosa testa d’animale, dalla quale prendeva nome la nave stessa.
Come si orientavano i Vichinghi nei loro viaggi? Un archeologo afferma che essi conoscevano una speciale pietra, capace di determinare la posizione del sole mediante la rifrazione  dei raggi solari ; infatti le saghe  parlano della pietra solare. Un antico abitante dell’Islanda , Star-Oddi, ha lasciato una mappa delle posizioni assunte dal sole  nel corso dell’anno , dal’alba a mezzogiorno ; un disco di legno, ritrovato in Groenlandia , veniva certamente usato in antico per determinare la rotta.
Dopo la pubblicazione del suo studio , l’archeologo venne a sapere da un capitano danese che uno strumento  simile alla pietra solare  guida attualmente i “Jets” che sorvolano le regioni polari, dove il magnetismo terrestre  rende inservibile la bussola. Questo strumento (la bussola celeste) permette di segnare la rotta attraverso una speciale polarizzazione della luce. Alcuni cristalli, rinvenuti in Scandinavia e in Islanda , possedevano tale proprietà. Lo scienziato , costruita una pietra slare, la mise a confronto con una bussola celeste . La pietra solare  segnava la posizione del sole  con un errore di appena 2,5 gradi , seguendolo fino a 7 gradi  sotto l’orizzonte. L’antica rotta dei Vichinghi , dalla Norvegia alla Groenlandia, era parallela a quella dei “ jets”.
La Danimarca, all’incrocio fra le vie commerciali fra Oriente e Occidente , divenne una potenza economica  con Re Goffredo . Nell’808 egli intraprese una spedizione  contro la città baltica di Reric, alleata di Carlo Magno e temibile concorrente. Dopo averla distrutta, re Goffredo deportò i mercanti nella maggiore località commerciale del suo regno : Hedeby. Per proteggere il trasporto delle merci dai piccoli  porti ai grandi empori, il re costruì una serie di imponenti  fortificazioni , ancora oggi visibili lungo l’antico impero dei Franchi.
Consolidate le relazioni commerciali  con le grandi città dell’Europa occidentale, Goffredo si assicurò praticamente il monopolio  dei commerci. Attraverso le colonie, da tempo fondate  alle foci dei grandi fiumi, e una serie di agenzie impiantate lungo le vie d’acqua , gli uomini del nord giunsero a Costantinopoli e a Bagdad, barattando sete e metalli preziosi, pellicce e schiavi.
Verso la fine del IX secolo i Vichinghi stabilitisi in Danimarca rivolsero le loro mire al’Inghilterra . Presero d’assalto  successivamente le più fiorenti città  e riuscirono ad insediarsi in un ampia zona all’estuario del Tamigi , dove oggi c’è Liverpool . Lingua e costumi danesi , ancora presenti , nel linguaggio e nelle foreste locali , prevalsero qui a tal punto che questo territorio è conosciuto come il Danelaw “ la terra dei Danesi” .
Il colpo che portò alla conquista del trono  nel 1066 fu inferto all’Inghilterra attraverso una vera e propria serie di spedizioni militari.
Le scorrerie dei Normanni furono particolarmente crudeli in Francia. Terrorizzati,  monaci abbandonavano i monasteri , le fattorie spopolate andavano in rovina . Nel secolo IX nelle città e nei villaggi lungo i fiumi rimaneva ben poco da depredare. Non per questo cessarono le incursioni .
Parigi venne saccheggiata 4 volte ed i re dovettero versare somme fortissime perché gli invasori lasciassero la capitale. Nel 911 Carlo il Semplice , il re francese d‘allora , in cambio della pace fu costretto a cedere come ducato il vasto territorio occupato  dal danese Horolf. Venuti a contatto con la civiltà di Francia , gli invasori si fusero completamente con la popolazione locale, cambiando il loro apro linguaggio  con quello della Francia del Nord  e adottando il costume di vita francese. Il loro nome passò alla terra dove si stanziarono , che oggi chiamano ancora Normandia, terra degli uomini del nord.
Nel 1016 giunsero nell’Italia meridionale i primi Normanni . Tornavano da un pellegrinaggio  a Gerusalemme e, sbarcati a Salerno , si misero al servizio del principe contro i Saraceni che minacciavano la città.
Il loro esempio fu seguito da numerosi capitani di ventura normanni. Fa questi Rainolfo Drengot che , a ricompensa del suo valore,  ebbe in dono il territorio di Aversa , una città della Campania. Valutata la facilità con cui ci si procurava terra e denaro , altri capi Normanni  scesero in Italia.
Nella contesa fra Bizantini , Arabi e Longobardi ebbe buon gioco uno dei fratelli Altavilla , Roberto il Guiscardo (l’astuto) , che estese il dominio a tutta l’Italia del sud , eccetto pochissime terre.
Nel 1091 , dopo vent’anni di lotta , un altro degli Altavilla , Ruggero I , cacciò gli Arabi dalla Sicilia e ne divenne conte. Con suo figlio, Ruggero II , l‘Italia meridionale e la Sicilia divennero un’unica grade monarchia. Grazie alla saggezza della dominazione Normanna , Arabi, Greci, Longobardi , popoli tanto diversi vissero in armonia , liberi di seguire la loro religione e le loro tradizioni . Le città si arricchirono di splendide opere architettoniche  in cu elementi arabi , bizantini e normanni diedero vita a un originale forma d’arte detta siculo-normanna.
Nel settembre del 1066 Guglielmo il Conquistatore , raccolto un esercito di avventurieri  dalla Normandia, dalla Francia, dai Paesi Bassi, con la promessa di una ricca preda, sbarcò sulle coste inglesi . Deciso ad impadronirsi del trono , invitò il re Aroldo a mantenere fede a un ingiusto patto  che lo obbligava a sostenere le sue pretese. Aroldo, benché indebolito  dalla dura vittoria contro Harald  Testa Dura  rifiutò e le sorti della monarchia inglese furono decise dalla battaglia  che divampò per nove presso Hastings.
L perdite furono gravissime da ambo le parti, Aroldo, con gli occhi trapassati da una freccia, fu atto letteralmente a pezzi dai cavalieri Normanni . Gli inglesi, che già avevano respinto fin sotto le navi gli invasori , si volsero allora n fuga. L’epica battaglia  e il valore dei baroni inglesi  furono cantati dai più grandi poeti, ma servirono a poco contro i Normanni.
Nel natale dello stesso anno  Guglielmo detto il conquistatore  si fece incoronare re  nell’abbazia di Westminster.
L’avventura dei Vichinghi oltre oceano ebbe inizio intorno all’anno 1000 ed è narrata ampiamente nelle saghe medioevali nordiche.
Messo al bando per tre anni a causa di una sanguinosa faida , un uomo chiamato Erik il Rosso  partì dall’Islanda in cerca di una favolosa terra avvistata in distanza  circa cento anni prima , senza che però vi approdasse, da un certo Gunnbjorn. Fu così che Erik e i compagni misero piede sulle coste disabitate e invase dai ghiacci di quella che è la più grande isola della terra: la Groenlandia. Trascorsero l’inverno accampati alla meglio e ripresero la navigazione  verso sud ; doppiato capo Farawell , raggiunsero quindi la parte sudoccidentale dell’isola, che si presentava più accessibile e il cui clima era meno rigido.
Complessivamente i primi vichinghi soggiornarono per de anni nella nuova terra, dove decisero di trasferirsi con un seguito maggiore . Erik tornò infatti in Islanda e parlò di questa sua scoperta che battezzò “Gronland” ( terra verde).
La notizia mise in subbuglio l’Islanda e un migliaio di coloni, venduta la terra, fece vela verso la nuova colonia con un buon numero di navi cariche di bestiame. Scavi archeologici ci hanno dimostrato che le saghe nordiche raccontano il vero: sono venuti alla luce resti di abitazioni e di insediamenti che certamente appartennero ai Vichinghi. Qualche dubbio invece esiste sulla scoperta del continente nordamericano , mentre le stesse saghe la danno per certo ad opera del figlio di Erik il Rosso , Leif Eriksson, che dopo quell’impresa fu detto il Fortunato.Leif, con una nave e pochi compagni , si mise in mare della Groenlandia e approdò in una terra piena di foreste dove abbondava anche la vite  e che perciò fu chiamata “Vinland” (Terra del vino) . Tornata in patria con un considerevole carico di legname e soprattutto con la notizia di una terra dal clima mite , questa prima spedizione fu seguita subito da un’altra , comandata da Thorvald , fratello di Leif . Le saghe parlano anche di successive spedizioni  nel Vinland , che alcuni studiosi vogliono identificare  col nordamerica, sebbene in questi racconti, a metà tra la fantasia e la leggenda  manchino esatti riferimenti sia nautici che astronomici.
Ammesso pure che i Vichinghi approdarono in una qualche costa del continente nordamericano , non lo trovarono disabitato  e gli indigeni , visto anche il comportamento che di solito caratterizzava le incursioni di questi popoli del Nord , si opposero sicuramente . Le loro basi erano troppo lontane e perciò i Vichinghi dovettero rinunciare a stabilire nella nuova terra un insediamento permanente.
Dopo il fallimento della presunta colonizzazione sulle coste americane , il mondo dei Vichinghi  cominciò a decadere. Tagliata fuori dalla otta , la colonia in Groenlandia perse importanza , finhè , verso il 1500, morirono o se ne andarono gli ultimi coloni.
Lasciata alle sue risorse, l’Islanda sopravvisse e si può dire che quest’isola inospitale , poco al disotto del circolo polare artico , rappresenta una specie di relitto  dell’XI secolo. La lingua degli Islandesi sarebbe facilmente intesa da un Vichingo , tanto è simile a quella dei coloni che vi giunsero nell’870 . Neppure la struttura della società è cambiata molo. L’assemblea legislativa è ancora l’Alting, che nel 1000 adottò il cristianesimo come religione ufficiale , tollerando le cerimonie private dell’antico  culto, per scongiurare i conflitti. Lo spirito democratico d’un tempo anima gli Islandesi e le loro istituzioni.             

martedì 21 settembre 2010

GLI INCA

GLI  INCA

Difficilissima da collocare  nel tempo è la terza  grande civiltà precolombiana , quella Inca . Del tutti dissimili dai Maya, che avevano fatto della misura del tempo  una scienza e un culto, gli Inca non possedevano alcuna forma di scrittura  adatta a registrare lo scorrere del tempo . Le uniche possibilità quindi di fare luce  su questa civiltà sono date dallo studio dei ritrovamenti archeologici.
Le sue lontanissime origini , pare, al 1200 a.C. , nella zona peruviana  delle Ande. L’impero incaico ebbe origine esattamente  nella zona di Cusco , e la città omonima divenne la capitale del Thauantisuyo .
Anticamente gli andini  erano cacciatori nomadi, pescatori, raccoglitori di bacche che provenivano dal nord America . Le varie zone geografiche in cui la civiltà inca si sviluppò avevano  caratteristiche assai diverse fra di loro e da ciò deriva in gran parte la differenza delle varie culture.
Nel periodo della loro massima espansione , gli Inca occuparono i territori corrispondenti  agli attuali stati del Perù , Equador,Bolivia e Cile settentrionale.
Tale periodo coincise con i secoli XII, XIII e XIV dopo Cristo. L’organizzazione della società inca era di tipo feudale . Capo supremo era l’ “Inca”, o imperatore , adorato dai suoi sudditi come figlio del sole e coadiuvato da una rigida gerarchia di amministratori chiusi in caste, i quali governavano vari settori della vita pubblica in suo nome.
L’Inca era anche il padrone assoluto, custode e titolare di tutti i beni dello stato. Di tutti questi beni faceva abitualmente tre parti e assegnava la prima al dio-sole, e logicamente ai sacerdoti; la seconda a se stesso e alla sua corte; la terza alla comunità o “ayllu”.
Tutti i cittadini appartenevano allo stato  ed erano legati indissolubilmente alla loro specifica comunità, cui sovraintendevano i vari vassalli. Allo stesso modo di un vero Dio l’imperatore era venerato e servito. La pompa delle sua corte  può essere paragonata a quella delle più grandi corti delle civiltà teocratiche  di tutti i tempi.
Grosso modo l’amministrazione dello stato Inca era così organizzata: ognuna delle zona in cui era divisa la “terra dei quattro cantoni “ veniva governata , in nome dell’imperatore, da un nobile. Ciascuno di questi  a sua volta era coadiuvato  da altri funzionari nobili che , in scala gerarchica decrescente, avevano giurisdizione  su gruppi di abitanti di numero sempre minore . La nobiltà inca aveva dunque compiti amministrativi , politici e militari  di grandissima responsabilità . Per questo motivo solo ai figli appartenenti a questa casta veniva impartita  un educazione adatta ai loro compiti futuri.
Gli inca esonerati da coltivare la terra erano gli appartenenti alle caste nobili . Tutti gli altri  dovevano dedicarsi ai lavori agricoli per buona parte dell’anno. L’agricoltura e l’allevamento del bestiame  costituivano infatti le attività fondamentali del popolo Inca.
A questo proposito è indispensabile ricordare che il lavoro dei campi era durissimo , in quanto il territorio in cui fiorì la civiltà inca si aggirava intorno ai 3000 metri di altitudine. La necessità di costruire terrazze per rendere possibile la coltivazione del mais e patate, il numero estremamente ridotto di attrezzi agricoli , l’ignoranza che questo popolo aveva  della ruota e di altri comodi e rapidi mezzi di trasporto, che non fosse il mansueto e resistente lama, danno l’idea di quanto dovesse essere faticosa la vita.
Le feste principali del popolo Inca  coincidevano con le fasi fondamentali del lavoro agricolo: l’”inti-raymi” , in giugno, era il momento del raccolto ; il “caac-raymi”, in novembre , era il periodo in cui si concludevano i lavori agricoli.
Nonostante che la base dell’economia inca  fosse costituita dall’agricoltura, era tuttavia sviluppato  anche l’allevamento, specie di due animali molto importanti: il Lama e l’Alpaca (ruminante affine ai cammelli, ma più piccolo e senza gobba, comune nelle Ande, pregiato, oggi, per il suo pelo morbido e lungo).
L’antica religione peruviana immagiava l’universo pervaso da divinità di ogni genere, però diviso in tre zone: una superiore o “ Janan-Pacha” ,Olimpo dei celesti (sole, luna, stelle); una media o “Cay-Pacha , la terra; una inferiore , “Ukju-Pacha”, mondo dei morti. Intermediario fra il cielo e terra era l’Inca , figlio de sole. Con il mondo degli inferi  era possibile  comunicare per mezzo  della “Pakarina” , cioè con la sorgente di un fiume, con una cavità naturale, con un lago, in genere con tutto ciò che provenisse dalle profondità terrestri.
Il massimo dio Inca, creatore del mondo  e padrone di ogni cosa , presente dovunque, era “Appu- Kon-Ticci-Wiracocha” .
Egli assumeva  di volta in volta forme  umane o d’animali per essere costantemente vicino alla sua gente. Immediatamente dopo, nella gerarchia divina veniva il secondo protettore dell’impero, “  Inti” , il sole, ritenuto padre di tutti  gli Inca . Anche il mare e il tuono venivano adorati come incarnazione di grandi e potenti forze della natura.
Le cerimonie religiose erano frequenti e costantemente accompagnate dalla musica , sia nella sua forma strumentale  che in quella vocale. Gli strumenti più diffusi erano i tamburi, di vario genere e di diversa grandezza, e i sonagli ricavati  da metalli e dagli oggetti più disparati. Non mancavano anche gli strumenti a fiato, pur essendo in numero minore; i più diffusi erano la conchiglia forata e il flauto. I templi, spesso ricchi d’oro, contenevano tesori d’immenso valore.
Un modo tipico per adorare con più fervore il dio sole era quello di seguire l’ombra da esso proiettata su uno speciale orologio solare formato da una pietra sormontata da un cono, la così detta “ Intiwarana” .
Particolare culto era riservato ai morti , in quanto la persona del trapassato diveniva , con la morte , quasi una divinità. Questo culto derivava probabilmente anche dal fatto che i Peruviani antichi erano capaci di imbalsamare i cadaveri. La forma che il più delle volte  veniva data alla mummia, ricorda la posizione del bimbo nel grembo materno.
Contrariamente a quanto avviene presso quasi tutti i popoli , gli Inca festeggiavano non la nascita del figlio, ma il secondo compleanno. Era infatti in quella occasione che gli veniva imposto il nome. La vita dei bambini era dura : dovevano aiutare i genitori nei lavori domestici . Solo i figli dei nobili avevano dei veri maestri, gli “ amautas”. La principale virtù degli insegnanti non era tanto la cultura quanto la saggezza.
Le vesti e le suppellettili degli Inca sorprendono ancora per la loro eleganza. Desta meraviglia inoltre  la raffinatissima arte orafa , di cui gli Inca conoscevano  le più sottili tecniche. Oltre ai metalli sapevano  lavorare anche le pietre preziose. Collane stupende , in cui ricorre spesso la rana , simbolo di fertilità bracciali ricchi di fantasia e perfino raffinati oggetti da toilette sono stati scoperti nelle antiche tombe inca. Monili e vasellame prezioso appartenevano naturalmente all’aristocrazia, che ne faceva uso non solo nelle grandi occasioni  ma quotidianamente.
Incredibile è l’architettura inca, ma ancor più sorprendente essa ci appare quando consideriamo che gli antichi Peruviani non conoscevano ne carri, ne animali da traino, non conoscevano l’uso del ferro per modellare i blocchi, ed erano assolutamente a loro sconosciute sia la livella che la sqadra. Nonostante questa mancanza di strumenti la connessione fra i vari blocchi sovrapposti a formare le varie costruzioni è talmente perfetta che sarebbe, per esempio,  arduo riuscir a infilare la lama di un coltello tra un blocco e l’altro. Sconosciuti erano anche l’arco e la colonna ma ugualmente armoniose , grandiose ed imponenti erano le antiche costruzioni inca, di cui ancor oggi rimangono  rovine stupende . Le opere di ingegneria inca , tutt’ora ammirate e studiate per la loro arditezza, presentano spesso proporzioni colossali: 5200 chilometri di strade;acquedotti che attraversano le montagne con lunghe gallerie scavate nella viva roccia; ponti sospesi nel vuoto per superare i valloni larghi anche 50 metri; lunghissime mura ciclopiche che al tempo della loro edificazione dovevano raggiungere altezze incredibili. Tutto ciò prende maggior risalto quando si pensi che tutte le costruzioni inca furono edificate  in luoghi impervi, quasi inaccessibili. La città fortezza di Machu-Picchu , per esempio, venne costruita a ben 2400 metri sul livello del mare, a cavallo di una catena montuosa. Le sue innumerevoli scalinate mettono in comunicazione le varie parti della città situate a quote diverse. Il complesso grandioso e pauroso allo stesso tempo, da l’idea di un opera colossale di difesa.
La scultura Inca si esprimeva prevalentemente nella costruzione di recipienti di forma bizzarra e spesso suggestiva. Più caratteristico è forse quello definito “ariballo”, così denominato perché simile al vaso greco che porta lo stesso nome. Si tratta di un recipiente dalla forma tronco conica che porta nella parte superiore un collo molto slanciato, terminante in una svasatura a forma di corolla, e nella parte inferiore una base a cono rovesciato. E’ logico capire che simili vasi stavano eretti solo se infissi in appositi sostegni o appoggiati l’uno all’altro oppure immersi nella sabbia. Servivano come contenitori di cibi  o bevande. L’arte inca si sbizzarriva  anche nella costruzione di ciotole dotate di piedistallo e coperchio, vasi a forma di bottiglia con uno o due manici, recipienti che imitavano  figure di persone o di animali. Un aspetto importante  dell’arte inca è la decorazione , quasi sempre dipinta, dei recipienti . In essa prevalgono motivi geometrici  e figure stilizzate di alcuni animali . I colori dominanti sono: arancio, giallo, rosso-bruno, nero.
Una trattazione a parte meritano  le ormai famose sculture  di Chavin. Si tratta di opere localizzate  in un centro della montagne andine settentrionali., Chavin de Huantar, che fu uno dei maggiori centri dell’antica civiltà inca. Queste sculture, dall’aspetto grottesco e dalla mole spesso notevole, hanno una loro strana caratteristica: qualsiasi persona o animale  in esse rappresentato porta una bocca da felino . Tale presenza è avvolte addirittura ossessiva : compare dovunque; su ogni parte del corpo dell’animale scolpito , sulla coda di un rettile, sul becco di uccelo, sulla testa , sulla schiena, sui piedi, dovunque insomma. E’ logico pertanto dedurre che questa particolarità  abbia avuto un significato magico-religioso. Forse a questa bocca continuamente ricorrente , che poteva essere di gatto, di puma, di lince, o di qualsiasi altro felino, erano attribuiti poteri sovrumani , e per questa ragione  veniva riprodotta in ogni occasione.
L’unica forma di scrittura  conosciuta dagli Inca , se di scrittura si può parlare, era quella dei “quipu” , sistema basato sull’annodamento di cordicelle. Dalla varietà dei colori di esse e dalla diversa posizione dei nodi, gli inca riuscivano ad interpretare i messaggi . Le lingue parate erano essenzialmente due: il “ Quechua e l’Aymara” . Sembra certo che in lingua Quechua  esistesse una letteratura  di notevole valore e consistenza ; peccato che di essa si abbaino scarsi documenti.
Quelli che abbiamo però sono sufficienti a dare un idea  dell’importanza che la lingua e la letteratura avevano  presso gli Inca. Esisteva prima di tutto un personaggio addetto alla conservazione  delle notizie storiche riguardanti lo stato; il suo nome era “ ufficiale dei nodi” . Vi erano poi anche quei poeti che noi chiamiamo rapsodi, cioè recitatori di canti epici di produzione propria o altrui  ; la figura del rapsodo inca, detto “ amauta” , aveva però anche dei significati più strettamente religiosi. Cantore più profano  era invece l’ “haravec” , che si spostava continuamente di città in città.
La storia Inca conobbe diversi periodi  di espansione  e raggiunse il suo massimo splendore e la sua massima potenza con l’Inca Pachacuti, verso la metà del 1400. Durante il regno del suo successore  si avvertirono i primi sintomi della decadenza e verso il 1500 ll’arrivo degli Spagnoli, la crisi era già gravissima. I conquistatori , giunti nell’impero Inca, intorno al 1530, approfittarono delle discordie di due imperatori rivali e, ingannando entrambi, riuscirono ad avere il sopravvento  sulla popolazione locale . Il 6 novembre 1532 vi fu un fatto di sangue  che segnò la fine ultima dell’impero: Pizzarro, il comandante spagnolo, attirò in un imboscata l’Inca Atahualpa e sterminò i suoi guerrieri. L’Inca fu risparmiato , ma posto in prigione. Per essere liberato egli promise a PizzarrO un tesoro favoloso. Il comandante spagnolo ancora una volta lo ingannò: dopo avere ricevuto il riscatto lo fece strangolare.
Tramontava così l’impero millenario, ricco di arte e civiltà che si era sviluppato nella cornice stupenda delle Ande.

domenica 19 settembre 2010

GLI AZTECHI

La seconta grande civiltà che si sviluppò nel Messico fu quella Atzeca. Le notizie sulle origini di questo popolo sono incerte: probabilmente esso prveniva da una regione leggendaria, l'Aztlan o terra dell'airone che gli storici suppongono  sia stata la California settentrionale.
La migrazione degli Atzechi ebbe forse inizio nel XI secolo dopo cristo , e attraverso infinite peripezie si concluse nelle paludi di Tlacomocco nel 1325.
Intorno a questo periodo venne fondata la città di Tenochtitlan , l'attuale Città del Messico, il primo rilevante agglomerato dell'intera regione. A guidarli era il loro dio Maxtli , da cui forse deriva il nome di Messicani .
La forza sulla quale si basava tutta la società azteca era quella delle armi.
Era naturale che i guerrieri occupassero il sommo della gerarchia e avessero poteri quasi assoluti. Subito dopo i guerrieri , nella scala sociale venivano  i mercanti , quindi gli agricltori ed i pastori ; da ultimi gli artigiani. Una categoria a parte era costituita dai sacerdoti , che qualche volta avevano  il sopravvento perfino sulla casta guerriera.
 verso la fine del 1300 gli Aztechi passarono da una organizzazione tribale alla costituzione  di un vero e proprio stato , al cui vertice vi era un Re.Nel secolo XV poi essi poterono movere guerra ai loro vicini, riportando numerose vittorie. La loro concezione guerriera era tale per cui i vinti venivano quasi senpre massacrati  o immolati alle divinità.
In poco tempo l'espansione Azteca si dilatò in quasi tutto  il territorio meriodionale dell'attuale Messico. Il difetto fondamentale di questa espansione fu però l'incapacità  del popolo Azteco di assimilae i vinti.
Quando, verso l'inizio del 1500 , questo popolo ebbe  i  primi contatti con gli Spagnoli , dello spirito guerriero atzeco  era sopravvissuto ben poco : i traffici incrementati dall'artigianato , avevano lentamente trasformato la bellicosità  in un attivo ed intelligente senso del commercio.  Le arti maggiormente praticate erano quelle della tessitura , della costruzione e decorazione di vasi, dell'intaglio della pietra e della lavorazione dell'oro e dell'argento ,  di cui il sottosuolo era ricco.
Caratteristica comune a tutte le religioni primitive è quella di interpretare le forze naturali. Anche presso gli Aztechi , attirare le forze buone e respingere quelle cattive  era compito dei sacerdoti , intermediari fra l'uomo e la natura-dio . Il sole , tra tutte le divinità Azteche , ebbe un posto particolare: esso infatti , secondo la mitologia azteca, era stato ravvivato dal sangue di tutti gli Dei . Il sacrificio divino doveva essere di esempio agli uomini . I sacrifici umani di conseguenza  rappresentavano un elemento caratteristico  dell'antica religione azteca : con la morte si perpetuava la vita.
Gli dei erano però insaziabili e spesso i sacrifici si trasformavano  in orrende stragi. Per l'innaugurazione del tempio di Tenochtitlan , per esempio, furono immolati ben ventimila prigionieri di guerra. La suprema divinità azteca  aveva un nome assai complicato, Huitzilopochtli . Questo eser soprannaturale (mago-uccello-mosca) risaliva ai tempi delle prime migrazioni  ed era quindi ritenuto quasi  il creatore di tutto il popolo azteco.
Gli Aztechi non solo credevano  in una vita futura , ma favoleggiavano volentieri su di essa,  strutturandola spesso  a immagine della loro società terrena  divisa in classi. I guerrieri, per esempio, appena morti venivano collocati  in una zona rivolta ad oriente , in mode che il sole potesse nutrirsi  del loro sangue forte e vigoroso. Le donne che erano morte mettendo al mondo un figlio , e che quindi avevano dato la loro vita  nel tentativo di generare altri guerrieri , erano collocate invece ad occidente. Tutti gli altri quando morivano , scendevano nel Mictlan , luogo misterioso e assai difficile  da raggiungere. A tale scopo ogni catavere veniva rifornito di doni , indispensabili per ingraziarsi le divinità  infere che essi avrebbero incontrato durante il loro lungo viaggio nell'oltretomba. Senza il loro aiuto infatti essi non avrebbero mai potuto raggiungere il Mictlan , perchè tropo difficili erano le prove da superare: passare in mezzo a montagne che a ogni momento potevano crollare; vincere due animali orrendi , un alligatore e un serpente ; attraverso otto deserti  e valicare otto colli  superando la forza del vento freddo che faceva continuamente  turbinare intorno pietre appuntite ; infine passare un fiume  sconfinato a cavallo di un cane rosso. Quattro giorni durava il terribile cammino , ma non era che l'inizio di un lungo periodo di prova : solo dopo quattro anni il morto poteva avere pace in una delle nove regioni  in cui era diviso il Mictlan.
Componente essenziale dei riti religiosi era l'accompagnamento musicale .  Ogni festa, ogni cerimonia sacra o militare veniva arricchita  da danze e musiche appropriate . Dai reperti archeologici sembra possibile ricavare  che si trattava spesso  di vere e proprie orchestre , con strumenti a fiato  e a percussione : tamburi di legno , flauti d'argilla , di osso o di canna, fischieti, conchiglie , zucche essiccate   sonaglierie di ogni genere : di osso, di legno, con piastre di metallo . Venivano perfino usate ossa umane  artisticamente lavorate. I tamburi avevano forme cilindriche  e venivano usati sia in posizione verticale sia orizzontale ; anche essi erano riccamente decorati.
Le danze non erano riservate a poche persone ma a tutto il popolo, il quale in massa  si lasciava trasportare dal ritmo della musica in mode corale.
La divinità della musica e della danza era Macuilxochitl , detto anche " cinque fiori" . La festa che si celebra in suo onore  era la festa dei cinque fiori.
Elemento di notevole importanza rituale  era il "pulque" , una bevanda ricavata dal succo dell'agave. Nelle cerimonie religiose , come del resto in ogni occasione propizia, il pulque veniva bevuto in notevole quantità  da tutti, uomini e donne. Gli unici che non potevano bere erano i giovani , ai quali in caso di trasgressione al divieto, veniva perfino comminata la pena di morte. Tanto importante era questa bevanda per gli aztechi  che essa aveva perfino una sua divinità tutelare , Mayauel ; il nome significa agave il nome della paianta dal quale  la bevanda veniva ricavata. Una via di mezzo fra il rito religioso  e quindi propiziatorio, e il divertimento  erano certi giochi molto in voga presso gli Aztechi.  I più praticati erano tre: il "tlachtli" il "patolli" e il gioco dei "voladores".
Il primo si svolgeva  in ampi spazi , comunemente adiacenti  ai templi. Il campo di gioco aveva grosso modo la forma  di una H maiuscola  (H) . I membri delle due squadre  contrapposte dovevano scagliare  una pesante palla di gomma  da una parte all'altra del campo , senza però lasciarla rimbalzare  più di una volta. Vinceva la partita la squadra  che per prima riusciva a far passare  la palla attraverso due anelli  di pietra posti ai lati  della linea mediana del campo. La cosa straordinaria  di questa specie di antichissimo tennes  consisteva nel fatto  che i colpi alla palla venivano  dati dai giocatori  non con le mani  o con i piedi  ma con i gomiti, le anche o le cosce .
Il campo di gioco del "patolli"  era invece una tavola a forma  di croce greca : su ogni braccio erano segnate  delle caselle in doppia fila. Si giocava molto simile al nostro gioco dell'oca. I dadi erano semplici fagioli, da cui il nome dello stesso  gioco poichè in linguaggio Azteco "patolli" significava fagiolo. Vinceva chi per primo riusciva a percorrere 52 caselle dei quattro bracci della croce . Data la corrispondenza  di questo numero  con il ciclo celeste degli Aztechi, che durava 52 anni, si ritiene che il gioco fosse anche un rito di significato astronomico.
Il gioco dei "valadores" era prevalentemente una danza acrobatica alla quale partecipavano  i migliori ballerini , dei veri virtuosi  nel'arte di piroettare..
La potene carica artistica  insita nell'animo degli Aztechi trovò modo di esprimersi  in forme suggestive e grandiose. Sia l'architettura che la scultura divennero forme d'arte quasi esclusivamente al servizio della religione. I templi i luoghi di culto , le tombe sono i monumenti  che ancora oggi testimoniano  di un arte fra le più affascinanti  di tutti i tempi. L'altezza delle costruzioni religiose erano ispirate da precise esigenze di culto : il tempio doveva infatti , con la sua mole imponente  superare in altezza tutte le altre costruzioni , anche quelle destinate a funzioni di caratter civile.
Gli architetti aztechi attuarono anche opere civiche di norme interesse, come i ponti , acquedotti, canali e fortezze. Città tra le più belle di tutta la civiltà precolombiana in America era senza dubbioTenochtitlan, il cui nome significa  "fra i cactus che crescono sulle pietre" . L'imponenza delle sue costruzioni , la suggestione dei luoghi, la ricchezza e il fasto delle decorazioni monumentali facevano di questa città la vera capitale di un impero.
I templi comunque non erano le sole costruzioni in muratura; anche le case di abitazione,copletamente intonacate  di bianco , avevano una loro bellezza e leggiadria. Ornate di terrazze e di giardini  lussureggianti, divise in quartieri attraversati da grandi canali  navigabili e da minuscole strade , pur essendo dominate  dalle massiccie moli dei templi, le abtazioni costituivano il tessuto dell'intera città.
Quasi interamente edificata su un isola ovale, Tenochtitlan possedeva due grandi spazi  liberi da costruzioni  le due grandi piazze della città : quella del tempio di Tlatelolco e quella riservata alle cerimonie religiose, che era per così dire il cuore dell'intera città.
Sembra impossibile che tanta grandiosità e tanto splendore siano stati spenti dai "civilissimi" Europei. Gli Aztechi, come già abbiamo detto, da terribili guerrieri si erano trasformati  in popolo pacifico. A tal punto la loro bellicosità si era spenta  che quando gli Spagnoli, all'inizio del 1500, entrarono in contatto  con loro, non solo non si opposero alla conquista, ma erano disposti ad accogliere i bianchi da amici.
Pultroppo la prepotenza , e il fanatismo dei comquistatori fecero precipitare gli eventi. La cupidigia degli Spagnoli verso l'oro che arricchiva i templi e di cui gli Aztechi nonconoscevano il valore, dapprima suggerì mille inganni e si trasformò poi in vera tragedia. Il mite re Montezuma che aveva seguito una politica pacificatrice, venne deposto e sostituito  dal fratello Cuitlahuac. Il poplo azteco  in un impeto di fierezza guerriera, nella notte del 30 giugno 1520, scacciò e sterminò  gli Spagnoli conquistatori.
Esattamente un anno dopo però, questi operarono la loro definitiva vendetta distruggendo lo splendido impero azteco. Era il trionfo del conquistatore Cortez.

sabato 18 settembre 2010

I MAYA

Comincio un escursione sulle civiltà antiche, buona lettura.
Evy

MAYA

La nostra conoscenza diretta dell'imensa America è relativamente recente, risale a circa 500 anni fa (1492) , cioé alla scoperta di Colombo; sappiamo tuttavia che il territorio americano ospitò fin da epoche molto antiche popolazioni di grande civiltà.
Da dove provenivano questi popoli? Le risposte degli storici e degli etnologi sono imprecise , ma è attendibile la supposizione che questi popoli provenissero in gran parte dall'Asia nord orientale. Le stirpi quindi, che attraverso lo stretto di Bering e le isole Aleutine, passarono dalla Siberia nell'Alaska erano di razza mongola.
Quanto siano durante queste migrazioni da est verso ovest è un altro degli innumerevoli e affascinanti interrogativi che ancora rimangono senza risposta ;presumibilmente esse durarono millenni . Le popolazioni migranti, spingendosi a vicenda, finirono con l'occupare tutto il continente americano fino all'estremo sud.
Tra tutti questi popoli ,tre raggiunsero vertici di alta civiltà: I Maya e gli Aztechi nel territorio che oggi corrisponde al Messico , gli Incas sulle Ande dell'attuale Perù.
In un periodo che oscilla tra i due millenni prima di Cristo, il popolo dei Maya si insediò nella zona dell'America centrale che comprendeva i territori attualmente corrispondenti alla regione dell'estremo sud del Messico , Chiapas, gli stati del Guatemala e dell'Honduras. Solo successivamente si stanziarono colonie maya anche nello Yucatan.
I motivi di questa migrazione sono difficili da capire, in quanto l'arida penisola messicana offre un paesaggio assai diverso dalle giungle guatemalteche e honduregne.
Intorno al VII secolo dopo Cristo i Maya addirittura occuparono in massa i nuovi teritori e la loro civiltà rifiorì sul golfo del Messico , dopo avere subito una forte decadenza in quei territori che erano stati la loro madrepatria . La decadenza e la conseguente migrazione, sembra siano dovute all'impoverimento della terra, sfruttata in maniera irrazionale e quindi impoverita a tal punto di non offrire più possibilità di vita. Motivo di attenta indagine sono ancora i problemi fondamentali che riguardano la vita dei Maya.
La civiltà Maya:
Si sa di certo , che essi avevano delle stutturepolitiche assai evolute per quel tempo: esisteva una classe dirigente e una casta di sacerdoti. Questi due gruppi sociali tentarono sempre di avere predominio nella vita pubblica. Spesso le loro contese terminavano nel sangue. Si sa anche che i centri urbani erano numerosi e costituivano delle piccole città autonome.
I rapporti che intercorrevano tra una città e l'altra dovevano però essere frequenti, se si considera che la civiltà maya aveva un impronta culturale molto omogenea.
L'astrologia, l'astronomia e la matematica, comunemente patrimonio del capo religioso di una città costituivano i pilastri sui quali si basava tutta la vita associativa dei Maya, dalla economia alla politica alla religione, alla cultura.
Altre caste in cui era divisa la società maya era quella dei guerrieri , degli architetti, degli artisti e degli artigiani. Ultima veniva la classe dei contadini, che aveva il compito di nutrire tutte le altre caste con i prodotti dei campi. La vita delle splendide città rappresentava per i contadini un lusso che essi potevano solo raramente soddisfare, in occasioni di feste, cerimonie o riti. Subito erano costretti a tornarsene al villaggio o alla loro fatica quotidiana.Avevano da tenere lontana la foresta rigogliosa che minacciava le città e non possedevano che armi rozze., al massimo asce di pietra; c'era da seminare il mais, e non avevano l'aratro; c'erano da trasportare i tronchi, le messi, le pietre per la costruzione di case, e non conoscevano la ruota o l'aggiogamento degli animali.
La vita dei Campesinos precolombiani era veramente triste e dura.
Gli Dei Maya erano chiamati dai fedeli con il termine di signori o padroni . Essi presiedevano ogni attività umana: i contadini, per esempio li invocavano per le loro quotidiane necessità in cerimonie ricche di suggestioni religiose. Le divinità contadine erano divise in tre gruppi, con funzioni particolari: primi erano i "Balamas" , protettori dei campi di grano, degli uomini e dei villaggi; il secondo gruppo era quello dei "Kuil-Kaaxs" , protettori delle foreste; gli ultimi infine erano i "Chaac" , signori delle piogge.
Il serpente a due teste e il Dio giaguaro erano tra le divinità più adorate da tutto il popolo. In una società così profondamente religiosa, i sacerdoti rappresentavano la casta più venerata e ubbidita . Essi infatti non solo erano i ministri del culto, ma anche gli interpreti più autorevoli della cultura.
Le testimonianze più sorprendenti di questa cultura sono rappresentate, oltre che dai loro ottimi studi di astronomia grazie ai quali essi erano riusciti a realizzare un calendaro quasi perfetto, dale opere di pittura, architettura e scultura.
E' proprio attravers le opere pittoriche, per esempio, che è stato possibile ricostruire molti aspetti della vita , dei costumi e delle usanze Maya. Affreschi che decorano palazzi e templi testimoniano di una tecnica molto evoluta. Cerimonie religiose e rituali sono ritratte in queste opere con una vivacità ed effetti sorprendenti. Il tempo e le intemperie non hanno distrutto un patrimonio architettonico di valore inestimabile. Le costruzioni a forma piramidale , composte di terrazze sovrapposte, ricordano le piramidi egizie , ma ancora più di esse sono architettonicamente valide e suggestive. La scultura Maya è caratterizzata dal bassorilievo, ma non mancano vere sculture, per esempio grandi stele, statue ed altari.
Questa civiltà così matura, ne è esempio il grande fulgore delle sue opere, si avviò verso la decadenza per motivi a noi ignoti, e concluse definitivamente il suo ciclo verso i secoli XIV e XV.
I Maya , grazie alle conoscienze mlto evolute, riuscirono a formare un calendario quasi perfetto.

venerdì 10 settembre 2010

COMUNI PER TUTTI I GUSTI

Ho trovato su una rivista alcuni noni di Comuni italiani alquanto bizzarri, ho deciso di immetterli nel mio Blog. Buona lettura.

Il comune è una istituzione che ha avuto le sue origini molto indietro nel tempo. Nel XII secolo all'interno del Sacro Romano Impero comparve la forza nuova della città stato, retta da un vescovo o da organi politici interni che osò sfidare con successo la sua potenza. Alcuni studiosi pensano che la formazione dei comuni risalga, invece, al tempo dei Municipi romani, altri dallo " Scabinato " longobardo-franco (era un istituto formato da giudici ed inquisitori, gli scabini appunto, che vigilavano sul buon ordine di una città, nell'antico diritto germanico) Si sa che in Italia siamo fantasiosi e dotati di una notevole vena comica. Così è avvenuto per la scelta dei nomi dei comuni attraverso i secoli. Alcuni sono antichissimi (parecchi provengono da eponimi greci o da quelli dei popoli italici che abitavano la nostra penisola prima del dominio di Roma) Molti nomi dei comuni moderni si possono riunire in gruppi per lunghezza o per brevità, altri per significati strani o ridicoli, altri ancora per generi sportivi, scolastici, familiari; altri li troveremo cortesi, buffi o alla fine alla rinfusa.
I nomi più corti: di comuni italiani si trovano stranamente tutti a Nord dell'Appennino tosco emiliano. Troviamo infatti, i Comuni di : Fé (TO) , Lu (AL) , Mu e Tu (BS) , Né e Ri (GE) , Re (NO) , Ro (FE) , Vo (Pd) .
Viceversa molti di essi si distinguono per la eccezionale lunghezza del loro nome. Ecco un esempio di luoghi dai nomi più lunghi: Monsampietrangeli (AP) , Pietramontecorvino (FG) , Castelcanafurone (PC), Pontevigodarzere (PD), Borgocollefegato (RI) , Pontelagoscuro (FE) .
Nel mondo, d'altronde, vi sono luoghi con nomi molto più lunghi di questi, già di per se notevoli. Per esempio nel Galles c'è un paese che, nel nome, conta ben 54 lettere, ovviamente per noi impronunciabile. Al contrario, nella Francia meridionale c'è un laghetto che si chiama semplicemente O, come la quarta vocale del nostro alfabeto.
Tra le stranezze dei nostri italici comuni vi sono anche quelli dai nomi inquietanti e minacciosi come: Strangolagalli (FR) , Scannabue (CR), Grugnotorto (MI) , Tagliaborsa (CS) , Rubano (PD), Caino e Rivoltella (BS), Furore (SA), Bomba (CH) e Scoppio (TR) e Forca (AP).
Gli italiani sono conosciuti nel mondo per essere un popolo un po volubile e pazzerello e fra i molti comuni si trovano nomi strani e originali come: Strambino (TO) , Strano (RC) , Casamatti e Bombardone (PV), Mattarello (TN), Gambatesa (CB), Bastardo (PG) ed infine Musone (AN) .
La più grande passione di noi italiani è il pallone e qui veramente ci siamo sbizzarriti con i nomi da Campionato di calcio come: Calcio e Porta (BG), Campo (PI) , Palo (RM) , Ala (TN), Angolo (BS) , Destro (CS), Centro(VR), Mediano (PR) , Fallo (CH) , Finale (PA).
Nella nostra provincia si trovano anche le frazioni calcistiche di Traversa e Fortuna.
L'Italia si sa è terra di scrittori e poeti illustri, cosi molti municipi si sono dotati di nomi scolastici come: Banco (TN), Lavagna (GE), Gesso e Lingua (ME), Libri (IM) , Quaderni (VR), Penna (AR), Scritto (PG), Lettere (NA), Virgolette (MS), Macchia (CT).
Ci sono nomi da " grullerelli " , come si dice a Firenze. Eccone un esempio: Baccano (SP), Chiasso (Ticino) , Monello e Pigra (CO), Zuccarello (SV), Rapone (PZ) e Testona (TO).
La famiglia è sicuramente la cosa che più ci stà a cuore perciò ad alcuni paesi sono stati dati dei nomi appropriati all'argomento: Parenti (CS), Congiunti (PE), Padri (PC), Figlioli (AV), Figliola (TE) e Donna (AL).
L'educazione e la cortesia sarebbero beni molto preziosi (tuttavia oggigiorno ce ne siamo un pò dimenticati) ed i Comuni hanno pensato bene di ricordarcelo con nomi tipo: Buonanotte (CH) , Grazie (AN) , Salve (LE), Gradisca (GO), bentivoglio (BO), Buonpensiero (BS), Bacio (AR), Lei (NU), Carolei (CS) , e , per finire, Benetutti (SS).
Alla rinfusa ho trovato ,fra i tanti, nomi curiosi e ridicoli come: Trucco (IM) , Occhiobello (RO) , Miss (TN) , Guerci (MC), Zoppi (SA), Grasso (BG), Grosso (TO) , Bazza (MN) , Naso (ME), Pinocchio (AN) , Acquasanta (AP) , Inferno (TO) , Purgatorio (TP) , Paradiso (PG), e , dulcis in fundo, Pace (ME) e Gioia (BA).
Per adesso abbiamo scherzato abbastanza, quindi una spruzzata di cultura mi sembra appropriata. I comuni confinanti con Firenze hanno quasi tutti antichi natali. Per questa ragione dal significato dei loro nomi si scoprono cose molto interessanti.
BAGNO A RIPOLI: PRENDE IL NOME DELLE ANTICHE TERME ROMANE ( ECCO PERCHE' " BAGNO") DELLE QUALI FURONO TROVATE, NEL 1687 ALCUNE TRACCE IN UN PODERE VICINO AL PAESE. lA SPECIFICAZIONE " RIPOLI " E' DOVUTA INVECE, ALLA CONTRADA DI PIAN DI RIPOLI ( DA RIPA= RIVA, S'INTENDE DELL'ARNO).
CAMPI BISENZIO: deve il suo primo nome alla centuriazione romana dell'Agrofiorentino quando Giulio Cesare, di ritorno dalla trionfale spedizione in Gallia, regalò ai veterani del suo esercito vittorioso vasti appezzamenti di terreno a Firenze. Il secondo è il nome del fiume ominimo. I primi documenti che ne parlano risalgono al IX secolo della nostra era.
FIESOLE: continua l'antico toponimo " Faesulae" di incerta origine etrusca, ma esiste in fonti greche l'indicazione di una città indicata come " PHAISOULA " . D'altronde è risaputo che gli etruschi provengono dall'Asia Minore.
IMPRUNETA: pare che derivi dal latino pinus, pino, e non da Prunus, pruno. E' un'alterazione con il significato di " in pineta". Il bosco di cui si parla è attestato da un documento del 1040 che riferisce di una plebs Sanctae Mariae in Pineta.
SCANDICCI: il cui nome si vuol far provenire dal latino "scandere", salire.Ebe infatti il suo primo nucleo dove è ora Scandicci Alto. Altre fonti lo fanno derivare da una base "scanda" nata, forse, dal sostantivo "scanda" nata, forse, dal sostantivo "scandala", spelta, tipo di grano simile al farro che veniva coltivato in epoca romana nelle campagne vicine.
SESTO FIORENTINO: HA IL SIGNIFICATO PIU' EVIDENTE. E' POSTO PRESSO LA SESTA PIETRA MILIARE, CHE I ROMANI PONEVANO PER INDICARE IL NUMERO DELLE MIGLIA INDICANTI IL "CASTRUM" ROMANO , che, come tutti sanno, aveva il suo centro in piazza della Repubblica in Firenze, dove oggi c'è la colonna dell'abbondanza. Queste pietre erano poste (come Quinto, Sesto, Settimello, ecc...) sulla strada chiamata "Cassia" che portava prima a Lucca poi, attraverso la Versilia, in Liguria.
Evy

mercoledì 1 settembre 2010

UMILTA'

CHI SI ESALTA SARA’ UMILIATO; E CHI SI UMILIA SARA’ ESALTATO

Il Vangelo di Luca, oggi, inizia con un gioco di sguardi incrociati durante lo svolgimento di un banchetto. La gente guarda Gesù curiosa di vedere quel che farà e che cosa dirà, ma anche Gesù osserva la gente invitata al banchetto cogliendo nel gesto di occupare i posti a tavola , un atteggiamento di vita da correggere. E’ così che Gesù ci fa riscoprire la bellezza dell’umiltà come atteggiamento profondo che ci libera dall’individualismo. Saremo pertanto beati, non solo se viviamo come suggerisce Dio, bensì perché vivere è soprattutto donare.
Ancora di più saremo beati, perché sentiremo che c’è maggiore felicità nel dare che nel ricevere .
Siamo chiamati a diventare comunità dei credenti in Cristo destinati ad essere esempio e stimolo di attenzione per gli ultimi, nonché di libertà dall’ansia di ricchezza, attraverso un dialogo continuo e costruttivo.
Il Signore trasformerà pertanto, la nostra vita, facendo di noi “ dei giusti portati alla perfezione” che non cercano il contraccambio, ma che colmano il vuoto profondo del cuore.

Giusepe Lipari



Commento:

Dopo una pausa avuta nel mese di Agosto, causa ferie, sono a riscrivere un commento dalla liturgia della domenica 29 agosto 2010 (XXII domenica del tempo ordinario) tratto dalla presentazione di Giuseppe Lipari. Quanto sopra scritto ci fa capire come l’essere cristiani al mondo di oggi sembra quasi impossibile, in un mondo dove tutti vogliono apparire , dove tutti vogliono primeggiare , dove la carriera lavorativa diventa la cosa più importante; tutti quanto noi ci dimentichiamo cosa voglia dire l’umiltà , la solidarietà e l’aiuto reciproco.
Nel vangelo indicato Gesù con la parabola sui posti a tavola, non da regole di galateo, ma esorta alla vera umiltà e a un amore privo di calcoli.
Troppe persone sono convinte di essere depositari di verità, dando giudizi impropri su tutto e tutti tralasciando una verità fondamentale quella che ci insegna Gesù nel Vangelo. Bisogna comprendere, come indicato nel vangelo della domenica precedente, sempre meglio il significato della porta stretta evocata dal Vangelo. Il problema della salvezza non è cosa di poco conto, per raggiungerla bisogna avere vissuto una vita di fede e di amore.
Per l’ennesima volta , Gesù ci indica la strada maestra.

Evy

FOLLONICA

FOLLONICA
Dall’estate del 1994 all’estate del 2010 le mie vacanze con la famiglia sono state indirizzate nel golfo di Follonica; mare pulitissimo e spiagge sabbiose ,cittadina accogliente e ben servita per un flusso turistico abbondante .
Da 11 anni ( dal 2000 al 2010) Follonica è Bandiera Blù d’Europa che certifica l’alta qualità delle acque e della costa; una costa estremamente bella che percorre l’intero Golfo da Carbonifera fino a Punta Ala.
I posti più suggestivi per immergersi nel mare sono Cala Martina, Cala Violina, Cala Civette e Cala del Barbiere.
Per i giovani e meno giovani il divertimento assicurato sia all’Acqua village di Follonica sia, ad circa 15 minuti di auto, il Cavallino Matto di Donoratico.
I servizi ricevuti dal comune di Follonica sono eccellenti in quanto il sistema fognario, rifatto di recente, ha permesso di migliorare notevolmente la pulizia delle acque del mare; ci sono numerosi spazi di spiaggia libera e numerosi stabilimenti balneari che si estendono da Pratoranieri a Senzuno fino al porto del Puntone . L’approvigionamento dell’acqua potabile è stato sistemato con l’allaccio all’acquedotto del fiume Fiora. Le isole pedonali sono state interamente rifatte con nuovi arredi urbani e permettono di camminare in sicurezza senza il traffico veicolare. L’unico neo rimane la mancanza di parcheggi sufficienti ad un flusso veicolare notevole nel periodo estivo .
La città, come si conosce ora, ha una data di nascita ben precisa: il 1832, quando intorno agli antichi forni medicei sorge il villaggio fabbrica, embrione della città attuale. Oggi Follonica è una città moderna con una economia polivalente, e grazie alle bellezze delle spiagge e delle pinete ed alla sicurezza del mare , è per numero di presenze, il centro turistico più frequentato della provincia di Grosseto. Il passato siderurgico ha lasciato diversi monumenti importanti come la chiesa di San Leopoldo , “ la chiesa della ghisa” e il cancello monumentale, ingresso delle regie imperiali fonderie; ma Follonica ha un passato molto più antico , un passato che sta tornando prepotentemente alla luce. Durante i lavori di costruzione della superstada Aurelia sono stati ritrovati importanti reperti archeologici risalenti al VII e VI secolo a.C. Le recenti ricerche archeologiche sui colli di Follonica hanno portato alla luce un villaggio del VI secolo a. C. e due tombe del VII secolo a.C: . E’ probabile che gli Etruschi di Val petraia fossero dediti al taglio del bosco per rifornire di combustibile i vicini forni di Rondelli. Numerose fornaci da calce sparse sul pendio di Poggio Fornello documentano un’attività importante tanto da lasciare tracce nel toponimo. Nel quartiere urbano di Rondelli, sono venuti alla luce un complesso fusorio composto da 21 forni ed il villaggio in cui vivevano gli antichi fonditori. Il museo archeologico, che esporrà soprattutto reperti della siderurgia etrusca ritrovati nella zona, si affiancherà all’esistente museo del Ferro e della Ghisa, dove sono esposti reperti ed utensili usati presso le “ Regie Imperiali Fonderie” Ilva di Follonica.
La ricettività di Follonica è ampia , con alberghi a varie stelle e numerose case in affitto; ma la nota dolente è che sono molto cari per chi vuole passare un mese con i propri figli al mare.

I Parchi della Val di Cornia:
Parco costiero di RIMIGLIANO ; Parco Archeologico di Baratti e Populonia; Museo del Castello e della città di Piombino; parco costiero della Sterpaia; parco naturale di Montioni; parco forestale di Poggio Neri; musei della Rocca di Campiglia Marittima; parco archeominerario di San Silvestro